Pagina:Arabella.djvu/464

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me: così siamo due anime perdute. Va a casa, Arabella, abbraccia la tua povera mamma e domanda perdono, perdona tu per la prima... corri, corri: non vedi che piove? corri, vien la macchina...

Il tram a vapore, lasciate le ultime case, veniva veramente per la strada grossa con una crescente velocità, sbuffando e rompendo la nebbia grigia coi due fanali d'un rosso sanguigno.

Arabella nel suo delirio ne aveva più che il presentimento, lo sentiva, lo temeva: ma non sapeva distinguere quanto di vero entrasse nel sogno, e, come chi sogna, non sapeva risolversi. Ma il desiderio della vita la prese. Incapace di uscire dalle due guide, ch'essa vedeva alte come due muri di ferro, cominciò a correre, quanto poteva permettere la strada molle, ingombrata dalle traversine.

Perchè non avrebbe lasciato venire la morte? Molti terrori s'illuminarono nel buio del suo pensiero delirante e vide dentro a un baratro di fuoco gli eterni spaventi del morire disperata. Perchè non usciva dunque dal binario?

La macchina già poco lontana fischiava, la campanella sonava a stormo. Essa fece il segno della croce per resistere alla tentazione di sdraiarsi sul terreno. Era affranta, resa ottusa da un sonno di piombo. La sua fede ripugnava con energica resistenza al suicidio. — Oh no Madonna, no, morire a questo modo.— Perchè dunque non andava fuori di un passo? non poteva. C'eran quei due muri di ferro. Una volta incespicò, cadde sopra un ginocchio, si rizzò subito, prese a correre, a strillare; Gesù, Maria, che sogno!

Dietro di lei molte voci gridavano, infuriavano. Pareva un popolo insorto che l’inseguisse per farla a