Pagina:Arabella.djvu/88

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 82 —

sfiduciato, finchè in mezzo a dei grandi sospiri uscì a dire:

— Puoi darmi ascolto due minuti, Arabella? —

Perchè non doveva ascoltarlo? il disgraziato era solito sfogarsi con lei quando la passione gli mozzava il respiro. Anche questa volta egli cominciò molto da lontano. Lo avevano tradito perchè si era fidato troppo degli uomini. Tutti rubavano, tutti mangiavano addosso a lui, povero uomo, che aveva il sangue alla gola. Tornò a parlare di una certa ipoteca... parola che alla monachella ignorante suscitava l’idea d’una cosa antipatica e odiosa, ostinata a voler fare del male a papà Paolino...

Un padre di famiglia, seguitava lui, non può fuggire e rinchiudersi in un convento. Come un capitano di mare, deve naufragare e abbruciare col suo bastimento. San Martino veniva avanti a gran passi, egli avrebbe dovuto rinnovare l’affitto coll’Ospedale, pagare gli interessi al sor Tognino e non aveva i mezzi abbastanza. La causa, i cattivi raccolti, la concorrenza, le malattie, i figliuoli, le spese, l’avevano mezzo rovinato. Bisognava ricorrere alle cambiali, cioè farsi strozzare o liquidare, vale a dire rovinarsi prima del tempo, perchè una liquidazione agricola significa perdere le scorte, i foraggi e i frutti del capitale versato sulla terra.

E poi dove andare? che cosa fare? se si fosse lumache! ma quando un uomo ha perso il credito, è peggio d’un cavallo che ha le gambe rotte...

E tante altre cose seguitò a tirar fuori dal petto quel benedetto uomo, lasciando sgocciolate sulle gote rese fonde e scialbe dal male quelle lagrime, che in