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La «universitas bobacteriorum Urbis» 151

l’antica università dei marchiti, di cui più volte abbiamo fatto cenno, si fosse totalmente disgregata, in guisa da doversi seguire un procedimento diverso, per le controversie nate prima del 1255.

Certo è che. nella seconda metà del secolo xiii le due Arti continuarono ad essere, unite nell’importanza che venivan man mano prendendo e negli interessi che tutelavano; sicchè è difficile trovare, durante quest’epoca, separato il nome dei bobacterii da quello dei mercanti, in atti che riguardano, la partecipazione delle Arti negli affari del comune. Nè è da passar sotto silenzio la preferenza che hanno i bobacterii nell’esser menzionati prima dei mercanti, anche negli statuti di questi ultimi; così vi si trova1: «Sicut declaratum... fuit per consules bobacteriorum», e negli Statuta Urbis2: «pecunia . . . perveniat ad consules bobactheriorum et mercatorum» e così anche altrove3. Il primo atto, della massima importanza, che queste due Arti maggiori compirono, appena chiamate a parte del governo della cosa pubblica, fu una nuova organizzazione delle corporazioni artiere. Causa di questa innovazione fu il gran numero delle società di mestieri affini, che si eran venute formando per quelle tre speciali tendenze, cui notammo nella parte generale; e quindi la preponderanza esercitata dalle più potenti di esse. Era indispensabile di separare queste classi di artigiani e di aggrupparle poi, secondo l’affinità dell’esercizio, sotto un’Arte principale, un caput Artis. Si chiamarono difatti capita Artium le principali, cui le altre sottostavano, analogamente alle capitudini di Firenze.’Si era nel 1262 o 63: in Roma le turbolenze crescevano ogni di più dalla parte popolare, ora specialmente che questa si

  1. Stat. dei merc. p. 57.
  2. Lib. III, cap. 75.
  3. Theiner, Cod. dipl. I, 429, II, 25.