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La «universitas bobacteriorum Urbis» 157

Si lamenta perche vogliano accogliere il Bavaro, «virum perniciosum», e perchè abbian fatto innovazioni nella città, «quod in Urbe innovata sunt aliqua». Tra queste innovazioni è da annoverarsi quella di eleggere non più due boni homines per regione, bensì quattro. Difatti in una lettera del medesimo anno, diretta dal papa ai Romani1, vien detto: «Dilectis filiis .lii. electis viris per romanum populum sub pacifico statu Urbis, consulibus Artium, populoque romano»; la quale notizia trova un perfetto riscontro con quella dataci da G. Villani2 che scrisse:

... il di seguente, ciò fu sabato, di 25 del detto mese d’aprile [1328], richiesti per bando i senatori di Roma, e’ cinquantadue del popolo, e’ capitani dei venticinque, e’ consoli, e’ tredici buoni uomini, uno per rione.

Forse questa innovazione fu causata dalla preponderanza che le dette Arti aveano ora preso nel comune, cosicché il popolo venne nella determinazione di eleggere un doppio numero di rappresentanti i rioni.

Nel 1335 e 1337 riappariscono i bobacterii insieme agli altri capi del governo della città, come pacieri fra gli Orsini e i Colonna, le cui contese eran già incominciate sullo scorcio del secolo xiii. Abbiamo due lettere di Benedetto XII, colle quali cerca appunto di indurre i capi delle Arti ed il senatore a porsi come intermediari per comporre le contese delle due famiglie3. È degno di nota che nel 1335 il papa si rivolge non solo ai consoli delle Arti, ma agli artieri stessi: «In eundem modum consulibus mercatorum et eisdem mercatoribus, consulibus bovacteriorum et eisdem bovaaeriis, collegio iudicum et notariorum et nobilibus viris senatoribus Urbis». E l’opera intermediaria dell’Arte dei bobacterii dovea invero es-

  1. Vendettini, Del Senato di Roma, lib. III, cap. ii, p. 279 sgg.
  2. Cronica, X, 71.
  3. Theiner, Cod. dipl. II, doc. xi, a. 1335, e II, 25, a. 1337,