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348 C. Manfroni

tante esitazioni, raggiungesse nel 1572 la squadra turca ed ottenesse quei resultati che i Veneziani ed il pontefice si aspettavano dopo la grande vittoria di Lepanto.

La simpatica figura del patrizio romano ci compare qui sotto una luce nuova; le sue speranze, i suoi timori, la sua rassegnazione prima, il suo sdegno poi, l’energia e la prudenza da lui mostrata contro le ingiuste accuse e le facili calunnie degli avversari e degli invidiosi, contro i soprusi e le prepotenze dei consiglieri di don Giovanni, traspaiono da ogni pagina delle relazioni e delle lettere da lui inviate alla corte di Roma; sicchè mi è parso che si potesse, non senza qualche vantaggio degli studi storici, pubblicare la completa raccolta di questi documenti, compendiando i più lunghi e meno importanti e ponendo a riscontro delle lettere del Colonna le notizie ed i giudizi che ci forniscono gli storici veneti e spagnoli, antichi e moderni.

Le mie conclusioni non sono e non potrebbero essere molto diverse da quelle cui essi giunsero per altre vie e con altri documenti; ma nello spigolare in un campo da altri mietuto mi conforta la speranza di raccoglier messe sufficiente perchè se n’avvantaggi la storia1.


I.


Che Filippo II, stipulando con Pio V e coi Veneziani la lega del 25 maggio 1571, fosse spinto da ben altri interessi e si proponesse scopi ben diversi da quelli che il papa e la repubblica speravano, è verità ormai da tutti riconosciuta ed ammessa dagli stessi apologisti del re di Spagna. Nè gli atti e le parole dei suoi ambasciatori, e specialmente del cardinale di Granvelle, nè la condotta di

  1. Nello stampare i documenti segnerò con Th quelli già editi dal Theiner, con un I gli inediti.