Pagina:Archivio storico italiano, serie 3, volume 12 (1870).djvu/131

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rassegna bibliografica 127


Il Gloria comincia il suo trattato dalla delinizione della scienza: «La Paleografia insegna a decifrare e trascrivere correttamente i monumenti scritti, ed insieme alla Diplomatica, porge norme incontrastabili, per distinguere i documenti ed altri monumenti originali ed autentici dagli apocrii! ed interpolati» (pag. vii). Ammessa per questo modo la distribuzione di tale insegnamento in due parti, l’autore determina d’ambedue i caratteri, dicendo che la paleografia studia quelli che sono propri a tutti i monumenti scritti; e la diplomatica, quelli soltanto che spettano ai documenti. Così, rifiutando la distinzione di caratteri estrinseci ed intrinseci e proponendo l’altra di caratteri generali e particolari, assegna alla paleografia: 1.° la scrittura; 2.° la data; 3.° la materia; 4.° la lingua:, lo stile e l’ortografia: e alla diplomatica: 1.° le soscrizioni e segnature; 2.° i sigilli; 3.° le formule.

La nuova distinzione, proposta dal Gloria, non manca certo di ragionevolezza; e se si guardi alla significazione etimologica dei vocaboli, può forse parere più esatta dell’altra ch’egli rifiuta; per la quale appellasi Paleografia, lo studio dei caratteri estrinseci, e Diplomatica quello dei caratteri intrinseci dei monumenti scritti. Non vuolsi per altro tacere che in favore di questa sta la considerazione, ch’ella si fonda sopra un metodo d’insegnamento razionalmente progressivo: quello, cioè, d’apprendere prima a leggere e decifrare le antiche scritture, poi a conoscerne e a giudicarne con sana critica l’intrinseco valore. Leone Gautier, in un prezioso libretto che s’intitola - Quelques mots sur l’étude de la palèographie et de la diplomatique–, ha felicemente definite queste due parti d’una medesima scienza, adottando la distinzione dei caratteri estrinseci ed intrinseci1: e tale distinzione adottò pure il professore Carlo Milanesi nel suo corso di paleografia e diplomatica presso l’Archivio Centrale di Firenze, esplicandola con opportune parole nella prolusione letta il 29 maggio 18582, e in altre sue prelezioni rimaste inedite.

  1. A pag. 66: «On pourrait dire, enfin, que le paléographe étudie le corps de le charte, et que le diplomatiste en étudie l’âme. La diplomatique est à la paléographie ce que la psycologie est à la phisiologie.»
  2. Giorn. Stor. degli Arch. Tosc., II, pag. 160-109.