Pagina:Archivio storico italiano, serie 3, volume 12 (1870).djvu/143

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rassegna bibliografica 139

Ciò stabilito, 11 signor Gloria discorre prima della pergamena che del papiro; accedendo all’opinione del Mabillon e del Maffei, che ritengono più recente l’uso della seconda che della prima materia. Non mi pare utile di ravvivare su ciò una controversia, che il Fumagalli credette opportuno di lasciare indecisa1; dacchè la trattazione della medesima risguarda tempi troppo anteriori ai limiti dell’insegnamento diplomatico. Ma, ristringendosi all’età propriamente diplomatica, giova notare che, per attestazione del Fumagalli e del Maffei stesso2, i più antichi diplomi dell’era cristiana furono scritti in papiro: e la stessa cosa viene confermata dallo Stumpf, rispetto ai documenti dei Merovingi; asserendo egli che i più antichi diplomi di tali re sono papiracei; che il primo che si trovi scritto in pergamena è un diploma di Teoderico III, del 12 settembre 677: e che ogni altro documento membrananaceo, assegnato ad epoche anteriori, deve ritenersi per falso3. Posto ciò, non so dar torto al Fumagalli, di aver per prima cosa, nelle sue Istituzioni, discorso del papiro, poi della pergamena e delle più recenti qualità di carta.

Quando terminasse l’uso del papiro come materia scrittoria, non è ben certo; e tra l’opinione del Maffei, seguitata dal Trombelli . e quella del Mabillon, a cui accedono il Fumagalli, il Milanesi, e il nostro, corre non piccolo divario. Crede il Maffei che non se ne possano citare documenti certi più moderni del secolo xi, e quindi afferma ne cessasse l’uso anteriormente al 1000; mentre gli oppositori lo dicono cominciato a scadere fino dal secolo vii, ma perdurato fin verso il xii, specialmente nei documenti della cancelleria pontificia «tenace più che ogni altra alle vetuste costumanze»(pag. 373); e concordemente sostengono la propria affermazione, per citazioni di bolle papali dei secoli x e xi che si dicono scritte in carta papiracea, e per un passo di Eustazio, comentatore dell’Odissea, fiorito nella fine del secolo xii, il quale afferma che, ai suoi tempi, l’arte di fabbricare la carta di papiro non v’era più. A portar luce in questa con-

  1. Istit. dipl. I, 42.
  2. Ivi, I, 44. - Istor. Diplom., pag. 54.
  3. Die Reichskanzler, I, pag. 48.