Pagina:Archivio storico italiano, serie 3, volume 12 (1870).djvu/147

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rassegna bibliografica 143

rismi non sono sempre vere e proprie sgrammaticature, ma piuttosto naturali passaggi e incertezze da una lingua vecchia a una nuova. È un fatto (dice il Milanesi) che gli scrittori dei documenti di codesta età «non avevano più se non una tradizione assai vaga e confusa delle forme grammaticali destinate a indicare il genere, il numero e il caso dei nomi latini; avevano perduto ogni nozione positiva e certa di queste forme; e quelle di cui venivano a rammentarsi come per caso, le adoperavano così alla ventura, senza la minima conoscenza delle condizioni che dovevano stabilire il come e il quando erano da usare»1.

Dell’ortografia delle parole discorre il sig. Gloria brevemente, affermando essere questa nelle scritture latine assai spesso viziosa; e dà per regola critica, che i documenti anteriori a Carlomagno, con ortografia veramente corretta, sono da ritenersi per apocrifi (pag. 433-435). Viene finalmente a parlare con molta accuratezza della punteggiatura degli altri segni ortografici accessori (pag. 435-442); e così ha termine la prima parte del suo trattato.


V.


La seconda parte, designata sotto il titolo di Diplomatica, ha tre capitoli; nei quali è discorso, con gran copia di regole e di esempi, tutto ciò che spetta alle soscrizioni e segnature, ai sigilli e alle formule, e vi sono raccolte altre notizie di erudizione diplomatica ed archivistica, meritevoli tutte di considerazione. Ma, per non trarre soverchiamente in lungo questa mia rassegna, farò argomento del mio esame due soli capi principali: la classificazione dei documenti e le notizie storiche degli archivi.

È indubitato che l’ordinamento razionale esatto dei documenti offre ed offrirà sempre «un grave imbarazzo», dimodo che «torna assai difficile una classificazione perfetta» (pag. 448-449). Pur tuttavia, se v’ha un modo che più ci avvicini alla desiderata perfezione, sta nel cercare una clas-

  1. Miscell. Milanesi, xxix, a c. 338.