Pagina:Archivio storico italiano, serie 3, volume 12 (1870).djvu/167

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rassegna bibliografica 163

il pontificio consenso la solita spedizione romana, entrando in Roma meramente per ottenere l’incoronazione e partendosene subito dopo tal atto; di non toccare nè il Regno Siculo nè Sardegna e Corsica feudi della Chiesa. Quasichè queste concessioni fossero bastanti, il Margravio non dubitò di promettere, che non sarebbe partito per farsi incoronare a Roma senza chiedere al papa approvazione della sua persona, e che non avrebbe nominato vicario in Italia senza giuramento di difesa della Chiesa. Promise inoltre di abbandonare al papa decisione e sindacato nelle questioni litigiose tra l’Impero, i Reali di Francia e di Napoli, e i municipj italiani; di non pacificarsi nè imparentarsi col Bavaro e la di lui famiglia; di cacciare i principi ecclesiastici avversarj di P. Clemente, mettendo in lor vece i da lui nominati. Con tali condizioni, dal re Giovanni di Boemia padre di Carlo chiamate utilia, licita et honesta - condizioni dagli storici spesso riprodotte e nuovamente esaminate dall’Höfler nella Memoria che ha per titolo Aus Avignon (Praga, 1868 ) - il pretendente all’impero ne vincolava l’autorità in Italia a beneplacito del pontefice francese, procedendo, per sete di dominio, molto al di là dei confini delle offerte dal Bavaro fatte nei momenti delle maggiori sue angustie. «Lo imperadore de’ preti» (Pfaffenkönig), a dire del guelfo Giovanni Villani (XII, 60) dai più così chiamato «per dispetto della detta elezione», difficilmente sarebbe riescito nell’intento suo e dei principi avversi al Bavaro, ove la morte di questi accaduta nell’anno seguente non avesse reso veramente vacante il trono; vacante di già secondo la mente pontificia per la scomunica di chi l’occupava.

Tali atti, volontarj per parte di Carlo, a malgrado delle susseguenti dichiarazioni della «Bolla aurea» tendenti a ristabilire l’indipendenza della nomina all’Impero, non potevano non formare un antecedente gravissimo, allorchè, è vero in circostanze ben diverse, si trattava l’elezione del figliuolo. L’imperatore non facevasi illusione sulle difficoltà che maggiormente erano colpa sua. Già da qualche tempo egli aveva intavolate trattative con Gregorio XI, pontefice a lui benevolo, trovandosi per motivi di salute impedito nell’effettuare il progetto, noto al papa, di recarsi in Avignone, onde concertare l’occorrente a viva voce. Il papa, oltre ad essere