Pagina:Archivio storico italiano, serie 3, volume 12 (1870).djvu/168

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164 rassegna bibliografica

avverso in massima alla nomina d’un re de’ Romani in vita dell’Imperatore, pretendeva non doversi procedere all’elezione senza previo abboccamento con Carlo IV, o in secondo luogo senza l’andata di Venceslao alla corte, o almeno senza speciale pontificio permesso per gli elettori. Soggiungeva la elezione senza pontificia conferma non dar luogo né all’incoronazione solita a farsi in Aquisgrana, né all’esercizio del regio potere: finanche tali condizioni, al dire del nunzio pontificio, erano state difficili ad ottenersi dal Collegio dei Cardinali. Il qual Collegio, allora maggiormente composto di nobili francesi anche delle primarie case, era di grande autorità, secondo si sa per la storia delle contese avvenute sotto Clemente VI e per quella dell’origine del grande scisma. Dall’altro lato però gli elettori, più indipendenti che non l’imperatore, e non al pari di lui per propria colpa vincolati, ricusavano di sottoporsi a condizioni lesive dei diritti e dell’uso dell’impero; diritti e uso pur troppo già manomessi. Le trattative di qua e di là furon lunghe. Il papa aveva destinato a suo legato in Germania Roberto di Ginevra; ma esso venne distolto da tale incarico per la funesta spedizione d’Italia, che procacciò così trista fama al futuro antipapa. Finalmente si giunse ad un accomodamento. Affin d’ottenere la pontificia conferma, Venceslao offrì di prestare i giuramenti di Arrigo VII suo bisnonno, dichiarò nulli gli atti imperiali di Lodovico il Bavaro, rinunziò a qualunque pretesa, e similmente a qualunque carica a cui forse sarebbe chiamato nei territorj pontificj, promise al pari del padre di partirsi da Roma nel giorno istesso dell’incoronazione imperiale, di non tornarvi senza permesso pontificio, di raccomandare la difesa dei diritti pontificj ai suoi messi in Lombardia e Toscana. Condizioni accordate nel momento in cui Gregorio XI stava per rompere le catene nelle quali il pontificato era avvolto sin dai tempi di Clemente V, ma aveva pure davanti agli occhi lo stato della Chiesa pieno di sommosse, la città di Roma ridotta a municipio quasi indipendente, ma travagliata da incessanti discordie e sciagure, l’antica amicizia coi Fiorentini cambiata in aperta guerra. In tali condizioni, il papa rinunziò alla clausola dell’andata di Carlo e di Venceslao ad Avignone, ma si convenne che que-