Pagina:Archivio storico italiano, serie 3, volume 12 (1870).djvu/171

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rassegna bibliografica 167

vembre 1619; e nello quali il Nunzio ci mette davanti una vera lanterna magica: e ci lascia capire le segrete intrinseche cagioni della inquietudine onde la corte di Francia si trovava allora intormentita. In esso volume, come nei precedenti, di tutto si discorre: di maneggi in corte; di cortigiani che preferiscono donne al re1; di gesuiti, di monaci certusiani, delle dispute dei curati di Parigi coi frati a proposito della confessione2; del collegio della Sorbona3; del dono della tappezzeria4; del matrimonio consumato dal re 5; della quistione dell’Immacolata Concezione della Vergine6; di puntigli d’etichetta pe’ quali il Nunzio non visitava il principe di Piemonte7; e della storia del Concilio di Trento di fra Paolo Sarpi. Nel mezzo e al di sopra dei quali tanti soggetti, distinguonsi per importanza la condizione della regina madre bandita dalla corte; la politica dissolvente della corte romana in gran querela con l’ambasciatore Coeuvres; la politica puramente difensiva della già vecchia repubblica veneta; quella invece espansiva e tenace del giovane principato piemontese. Vi è quindi anche rapidamente tratteggiata la politica dei vari stati della penisola: che dalle cospirazioni del governatore spagnuolo in Napoli, vi si tien dietro alle tergiversazioni del granduca di Toscana, a quelle della repubblica di Genova e di Lucca, come pure ai raggiri e alle fazioni dei signori romani8. Alla lettura di quelle lettere si assiste proprio a una rappresentazione scenica; non di platea, ma di dentro le quinte, frammisti agli attori; che è forse

  1. Lettera 1375, del 20 novembre 1619.
  2. Lettera 1398.
  3. Lettera 1365.
  4. Lettere 1451. 1467, 1512, 1523, 1537, e 1791.
  5. «Il re poi si risolse il venerdì notte, li 25, venendo verso il sabbato, di congiungersi con la regina; e seguì con piena, pienissima soddisfazione delle Loro Maestà e con grandissimo contento di tutta la Corte» (Lett. 1543, del 30 gennaio 1619).
  6. Ora che Pio IX ha risoluto il nodo, giova, sotto il rispetto storico, vedere ciò che già se ne pensasse sin d’allora in Francia, nella lettera del 30 gennaio 1619 (lett. 1542).
  7. Lett. 1577, del 13 febbraio 1619.
  8. Lett. 1578, del 13 febbraio.