Pagina:Archivio storico italiano, serie 3, volume 12 (1870).djvu/172

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168 rassegna bibliografica

l’unico modo di poter sapere la vera verità degli avvenimenti politici.

La morte e la condanna dei Concini era stata anche per la regina madre il principio dello scadimento d’ogni suo influsso in corte e presso il parlamento. Non trovandosi più bene in Parigi, erasi ritirata nella città di Blois; e pareva vi si volesse rassegnare a vivere lontana di ogni ingerenza governativa. Erasi venuta frattanto da qualche tempo accumulando denari presso le banche di Roma, per mezzo di monsignor Rucellai inviato toscano in corte di Lodovico XIII; e per tutte le occasioni che avessero potuto nascere, come si esprime il Nunzio; e si ha ragione di ritenere vi volesse rimettere sino a quattrocentomila scudi1. Ma in seguito alla condanna dei Concini, col pretesto che ai medesimi avessero, appartenuti, dietro ufficii della corte francese quei denari venivano sequestrati; ma il sequestro era tolto poco dopo, non volendosi recare impedimento, «che detti denari possano essere impiegati dove vorrà Sua Maestà e suoi agenti»2. Pare che di ciò in corte si sentissero molto indispettiti; chè per l’appunto allora era ordinato al Richelieu vescovo di Luçon di allontanarsi dalla regina madre, e di andare invece subito al suo vescovato; d’onde non aveva più a partire «sotto pena della sua disgrazia» (del re), scrive il Nunzio3. Se ne trovava disgustata la regina madre; e, quasi per rifarsene, cacciava dal suo servizio il coadiutore di Bèzières, e il Santucci, che vi erano stati ricevuti per compiacere al re; e in corte confermandosene vieppiù le voci «ch’ella era ostinata e vendicativa»4, il signor di Luynes acquartierava nei villaggi vicini a Blois parecchie compagnie di cavalli; e dava incarico ad alcuni gentiluomini affinchè la spiassero diligentemente da vicino, e indi glie ne riferissero5. Era un procedere molto odioso; e il re, volendovi arrecare qualche temperamento, per

  1. Lett. 648 del cardinale Borghese, e quella 619 del Bentivoglio, nel secondo volume. - In altra lettera il cardinale Borghese dice invece che non fossero se non cento sessanta mila scudi d’oro.
  2. Lett. 690, del 6 ottobre 1617, del cardinal Borghese.
  3. Lett. 731, dell’8 novembre 1617.
  4. Lett. 731, dell’8 novembre 1617.
  5. Sismondi, Storia de’ Francesi, Parte VIII, cap. XIII, pag. 363.