Pagina:Archivio storico italiano, serie 3, volume 12 (1870).djvu/177

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rassegna bibliografica 173

non, mandava una lettera al re; come pure anche l’Épernon gli mandava un suo gentiluomo; ma il re non voleva veder l’uno, né ricevere l’altra; e, pur preparandosi alla guerra, mandava il signor di Bhethune per iscoprir meglio ciò che essa si fosse proposto di recare ad effetto.

La fuga della regina, in quelle circostanze, era un fatto grave, e ne potevano davvero venire esacerbate le fazioni e la guerra civile. Che olla fosse trattata indegnamente dai favoriti, ne conviene il Nunzio1; ma aggiunge pure: «che è una fiera cosa che la regina voglia procurare le sue vendette fra le ruine pubbliche dello Stato e della religione, senz’aver ri-

    con lei in Francia, e due suoi domestici francesi dei più fidati; e subito se ne andò a Ecure, buona terra, che è sotto il governo del duca d’Épernon, per andarsene di là poi ad Angoulème, verso la Guienna, che è un’altra terra principale, della quale è pur anche governatore il medesimo Épernon. Quest’avviso venne qua subito, e trovò il re in San Germano; dove Sua Maestà era andata con tutta la corte e coi principi di Savoia, per passare in quel luogo qualche giorno in trattenimento di cacce. Avuta la nuova, Sua Maestà venne subito in diligenza a Parigi; e ha mostrato un gran senso di questo successo; e se n’è commossa grandemente tutta la corte, per il dubbio che si può avere che quest’accidente non se ne tiri dietro molti altri peggiori. — Dacché il re tornò a Parigi, non si è quasi fatto altro che stare in perpetui consigli; e le risoluzioni che si sono prese sinora sono, che Sua Maestà con ogni maggior prontezza armi gagliardamente, e che vada quanto prima in persona verso Orléans e quelle parti oltre la Luere (Loire), dove potrà più richiedere il bisogno del suo servizio; e perciò si è dato ordine subito di trovar denari, ni levar fanteria e cavalleria, e di fare tutti gli altri provvedimenti necessari! per mettere alla campagna, per ora, un esercito di dodicimila fanti e tremila cavalli. Intanto la regina madre ha inviato qua un gentiluomo con una sua lettera; nella quale dà conto al re delle cagioni che l’hanno mossa ad uscire di Blois nel modo che ha fatto. E sono queste, in sostanza: che Sua Maestà, dopo aver sofferti tanti mali trattamenti per il passato, avrebbe continuato ancora a soffrirgli, se non avesse veduto le cose sue ridotte a termine, che non poteva tenersi più in alcun modo sicura in Blois; che perciò si era risoluta di uscire di quel luogo, e di mettersi in istato di sicurezza dentro i governi del duca d’Épernon; che ciò non doveva dispiacere al re, essendo esso Èpernon uno dei suoi migliori e più fedeli servitori e soggetti, che per tale più volte era stato a lei dichiarato dal medesimo defunto re, suo marito; che ella avrebbe desiderato ora più che mai, di vedere e di comunicare col re, per informarlo principalmente di molte cose di grande importanza, che riguardano il suo servizio, il quale corre gran pericolo se non gli si da conveniente rimedio; e che, insomma, la risoluzione ch’ella aveva presa non tendeva se non a buon fine, e principalmente a quello del servizio di Sua Maestà».

  1. Lett. 1589, del 27 febbraio.