Pagina:Archivio storico italiano, serie 3, volume 12 (1870).djvu/186

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182 rassegna bibliografica

la politica del senato veneto. Come già notammo, essa non era, in sostanza, se non puramente difensiva: che ferita al cuore per la conquista di Costantinopoli, quella repubblica più non era in grado di continuare nello svolgimento delle sue prosperità commerciali. Se i Genovesi avevano perduto, sull’atto medesimo di quella conquista, Pera e Galata, Venezia pochi anni dipoi, nel 1461, perdeva la Morea, meno alcune fortezze che le rimanevano in vari punti del littorale, e poi anche quelle; e vedeva Franco Acciaiuoli, ultimo duca d’Atene, fatto strangolare da Maometto II; e i Turchi nel Friuli (1477); poi padroni d’Otranto (1480); indi all’assedio di Rodi. Quasi tutte queste perdite in levante non le avessero ancora a bastare, vedeva nel principio del secolo xvi la lega di Cambrai, e toccava quindi la rotta di Ghiaradadda; mentre pure il Turco si estendeva conquistando l’Egitto (1517), e invadendo l’Ungheria (1526), sino ad assediar Vienna (1529), ed essa allora, la povera repubblica, trovavasi costretta quasi a capitolare col Turco; e, doge Pietro Lando, veniva alla conclusione della pace, per la quale perdeva Napoli di Romania, la Malvasia, e alcune isole nel mare Egeo (1539). Qualche anno dipoi avveniva la vittoria di Lepanto; ma essa non era se non quasi un fuoco di paglia; e quell’anno medesimo, per rifarsene, i Turchi s’impossessavano di Famagosta. Scaduta in levante, Venezia si ritrovava a doversi ingegnare per tutte le guise a fine di reggere la propria potenza in terraferma. Ma oppugnata, insidiata anche col tradimento dalla Spagna, più d’una volta si era trovata condotta a mal termine; e appunto ora di questo tempo, le si voleva imporre una pace che non le tornava punto; e per la quale sconfessava gli uffici de’ propri ambasciatori, i quali richiamava di Parigi anche con risentimenti: «risentimenti, scrive il Nunzio che paiono ridicoli, sapendosi che niuno aveva più bisogno di pace, che la detta Repubblica»1. Il Nunzio corre un po’ troppo, col vocabolo di ridicoli; ma è certo che era inopportuno tale procedere contro gli inviati: non avendo essi accettati i patti di quelle stipulazioni, se non per gli uffici e l’autorità della corona di Francia, ch’era pur sempre

  1. Lettera 653, dell’11 ottobre 1647.