Pagina:Archivio storico italiano, serie 3, volume 12 (1870).djvu/340

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46 i porti della maremma senese

come gran parte del promontorio Cosano, appartenne alla opulenta famiglia dei Domizi Enobardi; e che non fu ignoto a Strabone, a Rutilio Numanziano, nè agli altri scrittori di geografie e di itinerarii marittimi1. A noi giova dire piuttosto che Port’Ercole fu compreso nella donazione che l’imperatore Carlo Magno fece tra l’804 e l’808 alla celebre Badia di S. Anastasio ad Aquas Salvias presso Roma; dalla quale in sul cadere del secolo decimoterzo fu infeudato insieme con Orbetello ed altre terre ai conti Aldobrandeschi di Sovana. In seguito passò da questi agli Orsini, a cui i monaci di quella Badia lo allogarono nel 1401 insieme col Monte Argentaro e con Orbetello, con le isole del Giglio e di Giannutri, e con altre terre, come la Marsigliana, Capalbio, Scerpenna e Mont’Aguto. Contuttociò, si ha ragione per credere che già fino dal 1415 i Senesi fossero venuti in possesso di quel Porto; imperocchè rimane di quell’anno una dimanda fatta da alcuni cittadini al Consiglio del Popolo, perchè fosse concessa la somma di cinquanta fiorini per trarre a compimento una torre in Port’Ercole «con uno poco di circuito da piei al porto», la qual torre cominciata a fabbricare dal conte Bertoldo Orsini, era stata molto innanzi condotta2. Queste notizie correggono ciò che di Port’Ercole scrisse Emanuele Repetti nel Dizionario Storico della Toscana; dove egli asserì che dai monaci della Badia di S. Anastasio fu dato in feudo agli Orsini, e che a questi rimase fino al 1452, nel qual anno, mercè un lodo di Niccolò V, ratificato da Pio II, lo avrebbero ceduto al Comune di Siena. In-

  1. Rutilio Numanziano ne fa menzione nel I libro del suo Itinerario:

    Cernimus antiquas nullo custode ruinas,
    Et desolatae moenia foeda Cosae....
    Haud procul hinc petit signatus ab Hercule portus,
    Vergentem sequitur mollior aura diem....
    Tenditur in medias Mons Argentarius undas;
    Ancipitique jugo caerula curva premit.

  2. Consiglio della Campana, n. 112, c. 102.