Pagina:Archivio storico italiano, serie 3, volume 12 (1870).djvu/365

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i porti della maremma senese 71

liberare dalli Spagnuoli le terre della maremma, e congiungersi poi con l’esercito dei Senesi. Non riuscitogli di occupare Orbetello, dove li Spagnuoli si erano fortificati, volse le sue genti contro Scarlino, e già era per impadronirsene quando, ferito da un colpo di moschetto, pochi giorni dopo cessava di vivere. Non andavano meglio le fazioni militari dell’infelice Pietro, che vinto a Marciano (2 agosto 1554) e costretto a rifugiarsi a Lucignano, non potè impedire al Medici di tornare verso Siena e di assediarla. I Senesi diedero prova di grande virtù e di molto eroismo; ma sopraffatti dal numero dei nemici, e ridottisi per le sofferenze e la fame quasi alla disperazione, dovettero venire a patti col Marignano, ed aprire le porte della città alle milizie spagnuole (aprile 1555). Rimaneva ad espugnarsi Port’Ercole, dove Pietro Strozzi era accorso in gran fretta per sopravvegliare alla difesa di quella rôcca. Ma il Marignano, condottovi il fiore del suo esercito, riuscì ad espugnarla il dì 10 di giugno, e costrinse il presidio ad arrendersi, pagando a caro prezzo l’ultima vittoria sopra i Senesi. I quali ridottisi a Montalcino per non patire la vergogna della servitici e l’aspetto del vincitore, ed ivi ricostituito il governo della repubblica, come a suggello di ogni loro calamità seppero che i Porti della maremma, già onore e decoro dello Stato senese, venuti in podestà di Filippo II (1557) facevano parte ormai della sua monarchia, e si appellavano Presidii Spagnuoli.