Pagina:Archivio storico italiano, serie 3, volume 12 (1870).djvu/364

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70 i porti della maremma senese

l’offerta; talmente che i Francesi, dato il fuoco a Port’Ercole ed alla rôcca, se ne partirono senza avere conseguito alcun effetto; e la repubblica con grandissima gioia dei cittadini ricuperò dopo tanti travagli e dopo tante spese i Porti della maremma.

Nell’ultimo decennio della libertà senese furono questi Porti oggetto precipuo della sollecitudine della repubblica. Si accrebbero i presidii, si fornirono le rocche di moschetti e bombarde, si afforzarono le muraglie: può dirsi che durante questo tempo, i restauri e la costruzione di fortilizi e di mura fossero continui1. Bene indovinava l’animo ai Senesi che Talamone e Port’Ercole sarebbero stati i supremi propugnacoli della libertà della patria. Ed in vero stanchi i Senesi del giogo imperiale, e cacciati della città li Spagnuoli e demolita la cittadella che a maggiore securtà dell’Impero vi avevano costruita, ebbero tosto principio le ostilità contro l’esercito cesareo condotto da don Pietro di Toledo vicerè di Napoli. Al quale, vecchio e infermiccio, passato in breve di questa vita, succedette il figlio don Garzia che, devastata la Val di Chiana, pose il campo sotto le mura di Montalcino; e non venendogli fatto per quanto vi si adoperasse, di espugnarla, se ne partì verso il reame. Fu allora che Cosimo duca di Firenze, violando i patti che lo legavano ai Senesi, prese sopra di sè il carico di questa guerra, e ne diede il comando al feroce Gian Iacopo Medici marchese di Marignano. Gli opposero i Senesi Pietro Strozzi, luogotenente in Italia del re di Francia, cominciando così quell’ultima guerra di Siena, che è rimasta memorabile nell’istoria della nostra città e dell’Italia. Mentre adunque le cose della guerra volgevano al peggio per i Senesi, Leone Strozzi, fratello di Pietro ed ammiraglio di Francia, approdava a Port’Ercole per

  1. Il 24 d’aprile del 1548 Pietro Cattaneo scriveva alla Signoria di aver misurato la nuova muraglia di Talamone, e varie aggiunte fatte sopra i ripari e il torrazzo (Milanesi, loc. cit., pag. 178).