Pagina:Archivio storico italiano, serie 3, volume 12 (1870).djvu/44

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40 delle antiche relazioni

nore di vita de’ loro primi abitatori. I quali, per la natura de’ luoghi ove si posarono è da credere che fossero intenti alle saline, alla pesca ed all’altre arti marinaresche; e se furono mai di schiatta diversa, necessità dovesse tosto condurli alle medesime usanze.

Che più? Perfino quel singolare aspetto che Venezia presenta ancora al dì d’oggi ebbe Ravenna per l’addietro. Tale infatti dovea essere a’ tempi di Augusto e quando la vide Strabone per essere fabbricata sopra palafitte in un arcipelago di isolette, per i ponti che le congiungevano e per le numerose navicelle che tutto dì si aggiravano fra i tortuosi canali.

Ma in questo aspetto non durò lungamente, che l’arcipelago si andava accrescendo per quello ragioni medesime per cui si era formato, ed a settentrione della città prima comparvero le isole di Comacchio, di Pomposa e di Adria, e poscia, continuando i sedimenti dei fiumi, dirimpetto a questo sorsero quelle di Palazzolo Primaro e Volano. E così a mezzodì a quelle di Cesarea, di Classe, dei Campi Candiani, di Sant’Apollinare, sorsero davanti quelle di Pianetolo, di Corezzo, di Corezzolo e l’altre due che furono di Santa Maria in Porto. E mano mano che nuovi ordini d’isole paralleli a’ più antichi s’andavano formando sempre più innanzi nel mare, questo mutavasi in vasta laguna e que’ canali che rimanevano fra le isole e davano accesso al mare libero furono detti i porti di Ravenna. Ma pur continuando i sedimenti e riunitesi le isole, furono chiusi i porti e lo lagune mutate in paludi.

Coll’andare dei tempi i fiumi cangiarono il loro corso, più non si formarono nuove isole, e la terraferma non procedette più avanti, si che lo spazio che oggi è fra Ravenna ed il mare, non ò forse mutato gran fatto dai tempi di Procopio, che lo dice lontano 32 stadj quattro miglia; e bene si intende come l’Agnello ricordi che nell’anno 711 stando sulle mura della città, il mare si scorgeva di lontano.

Le mutazioni avvenute nelle spiagge orientali dell’Adriatico furono profondamente studiate siccome rilevantissime per chiarire l’antica istoria della penisola e dei popoli d’Italia, nè ancora al di d’oggi i dotti hanno cessato dallo investigare la lenta ma costante opera della natura in quelle vaste lagune.