Pagina:Archivio storico italiano, serie 3, volume 12 (1870).djvu/499

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

società colombaria fiorentina 205

«con infaticabile diligenza, con critico acume, con lungo amore corrette e ’corredate, non altrimenti che la Vita dello Strozzi, di dotte e laboriose note». E veramente nel raccogliere come nel comentare si portò benissimo, giovandosi spesso di cose inedile, e della sua privata libreria; cosicchè pochi libri servono meglio alla cognizione di un tanto vario e infelice periodo, come quello che nella storia della Repubblica Fiorentina sta in mezzo al gonfalonierato del Soderini e alla disfatta di Montemurlo.

Alla privata libreria ricorreva Pietro Bigazzi ogni volta elle gli piacesse di porre in luce qualcosa; e perchè vi aveva di tutto, i suoi opuscoli sono una mescolanza d’antico e di moderno, di pubblico e di familiare. Ma quello che poteva veramente tornare di gran profitto agli studi, sarebbe stato un largo Catalogo di que’ mille manoscritti che aveva acquistati da’ Moreni, e aumentati da trenta e più anni. Nè il volere gli mancò: e al dolce rimprovero di qualche amico, soleva rispondere; un tempo, che il bisogno d’attendere a occupazioni lucrose gli era d’impedimento; poi, che le forze non gli bastavano. Pure un saggio ne fece, e alla Colombaria venne in due volte leggendolo, prima di dario alle stampe: ultima cosa da lui pubblicata per ricordo delle nozze d’una giovinetta a lui cara; che non avendo figliuoli, a questa nipote della moglie sua e ad un nipote dal lato di fratello portò affetto di padre. E fra le braccia di loro e della moglie chiudendo gli occhi, una cosa non ebbe a temere, che la preziosa raccolta Moreniana, da lui fatta più ricca, potesse andare dispersa o fuori d’Italia: pensiero a lui per molt’anni molesto, quando a lui non agiato venivano le offerte dell’opulenza straniera. Il dinaro, della Provincia fiorentina fu bene speso in acquistarla; resta che il senno ne procuri la conservazione, e la renda utile a chi la paga. E all’una cosa come all’altra provvederebbe un Catalogo; pe’ libri, assai compendioso, ma pe’ manoscritti foggiato alla maniera di quello che la sola Laurenziana, tra le biblioteche fiorentine, possiede.

Nella Laurenziana l’esempio del Biscioni e del Bandini impose come un obbligo ai successori; e nella prima meta di questo secolo fu compilato il Catalogo de’ codici che la soppressione Napoleonica aveva tolto a’ conventi. Fatica non lieve, e che si contiene in quattro grossi volumi, quasi tutti di mano di quell’abate Pietro Del Furia, che fu de’ sessanta urbani della nostra Società sino dal 1831, e a’ 14 del passato febbraio morì. Era nato in Firenze il 30 giugno del 1806 da Francesco Del Furia, che datolo a istruire prima agli Scolopi nelle lettere umane e al Seminario nelle scienze ecclesiastiche, volle poi da sè erudirlo nelle lingue dotte per farne un conservatore di biblioteche. E parmi di poterlo dire; perchè non