Pagina:Archivio storico italiano, serie 3, volume 13 (1871).djvu/120

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116 rassegna bibliografica

pontificia ritrovavasi in gravissimo errore, e riguardo alla vera situazione e alle disposizioni delle masse nel Regno, e non meno quanto all’attitudine, al nuovo re dalla t’orza delle circostanze prescritta al cospetto delle due confessioni religiose. Enrico III aveva presupposta la futura riconciliazione del successore colla Chiesa: Roma nella di lui successione non vide se non la vittoria del protestantismo. Non solo il contegno della parte imponentissima dei cattolici regj, ma ancora le dichiarazioni da Enrico IV emesse; dichiarazioni dalle quali risultava se non l’ammissione della necessità dell’unione della corona colla fede cattolica, almeno la sicurtà dei diritti cattolici, e la propensione a discutere le questioni controverse, avrebbero dovuto consigliare alla Santa Sede di non accelerare le risoluzioni. Ma il pericolo ad un tratto minaccioso pel semplice l’atto della successione di un ugonotto, il quale di più era relapsus, impose silenzio nella mente di Sisto quinto a qualunque altra considerazione. «Salvar la fede, così si esprime l’autore, salvarla a qualunque costo, finanche cooperando a rendere Filippo II arbitro dei destini di Francia, ciò che gli ripugnava tanto, ecco ciò che in questo momento sembrava al papa un dovere sacro, urgente, superiore a qualunque riguardo. Dopo di essersi staccato dalla Lega, Enrico III, dalla forza delle circostanze era stato spinto a congiungersi col re di Navarra. Nel medesimo modo Sisto quinto, vedendo gran parte della nobiltà francese attorno a un eretico, doveva cercare la salvezza della fede nell’alleanza colla Lega, e, riuscendo essa troppo debole, nel soccorso del monarca Spagnuolo».

Da parecchi anni Filippo II aveva fatto qualunque sforzo per indurre e mantenere la Santa Sede in siffatto errore, ed erano venuti a soccorrerlo gli avvenimenti degli ultimi tempi. «Voi altri, disse un giorno Sisto quinto a Giovanni Niccolini ambasciator toscano, non vi curate se non degli affari d’Italia. Ci pensiamo anche noi; ma, essendo papa, dobbiamo pensare più ancora alla religione. Dobbiamo sterminare l’eresia, cioè Navarra, e perciò abbiamo bisogno delle spalle di Spagna». E ad altri: «Non v’è dubbio la Francia essere un bell’e buon regno, il quale ci offre quantità di benefìcj e cui vogliamo un gran bene: cerchiamo di salvarla;