Pagina:Archivio storico italiano, serie 3, volume 13 (1871).djvu/122

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118 rassegna bibliografica

di Venezia, la quale seco entrò in diplomatici negoziati, e le velleità antispagnuole della Toscana inquietarono ed irritarono il pontefice al punto d’eccitarlo ad escire da qualunque incertezza e riserva. Cedendo alle istanze del conto d’Olivares, fece informare Filippo II d’essere pronto a concludere con lui una lega, coll’intento di ristabilire il cattolicismo in Francia, di preservare dall’infezione i paesi vicini, di regolare secondo le intenzioni del re la successione in caso di morte del sedicente Carlo X, il quale non era né anche simulacro di sovrano. A tale impresa, il papa offrì di partecipare nella medesima proporzione con Filippo II, ed anche con sforzo maggiore, ed incaricossi di trattative cogli stati italiani affine di determinarne la posizione a cospetto della nuova lena. Nel dì 16 dicembre 1580 l’ambasciatore spagnuolo spedì a Madrid il corriere colle predette proposte: la risposta di Filippo II giunse a Roma il di 22 febbraio 1590. Essa era affermativa su tutti i punti. Quaranta a cinquantamila uomini erano pronti ad entrare in Francia: il capitan generale verrebbe nominato dal papa. Di già eransi spediti ordini a far leve nelle Fiandre, a Napoli, in Lombardia.

Ma nel papa era succeduta una gran mutazione nei due mesi trascorsi dalla spedizione delle proposte all’arrivo della regia accettazione. Era scossa la sua convinzione, la salvezza del Cattolicismo non poter assicurarsi in Francia se non colla rovina di Enrico IV. Varie circostanze avevano contribuito a produrre diversa impressione nell’animo di Sisto quinto. Allorquando egli offrì la sua cooperazione a Filippo II, era talmente adirato con Venezia per causa dei negoziati della Repubblica con Enrico IV. e dei favori dimostrati ai di lui inviati, da far temere d’una aperta rottura. Il papa insisteva, il contegno della Repubblica esser pericoloso per la pace religiosa d’Italia: esser vero, che altri principi cristiani stavano in relazione con eretici, ma ch ne chiedevano licenza e che tali eretici erano «stabiliti, fermi, senza contrasto nei loro ti». mentre la Signoria procedeva altrimenti, guastando ogni cosa. Ma le istanze di Leonardo Donato, arrivato in ambasceria straordinaria in aiuto al Badoer, e l’antico affetto del pontefice per la Repubblica, se non lo persuasero interamente, almeno calmaronlo, Poi succedette la missione del