Pagina:Archivio storico italiano, serie 3, volume 13 (1871).djvu/123

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rassegna bibliografica 119

duca di Lussemburgo, da Enrico IV spedito col marchese Pisani, onde tentare un ravvicinamento colla S. Sede. Il duca non venne ricevuto in qualità d’ambasciatore, ma ebbe lunghi colloqui col papa, il quale cominciò ad intravedere la possibilità del ritorno del re nel grembo della Chiesa cattolica, mentre svanì qualunque dubbio sulle disposizioni della maggioranza dei cattolici francesi e sulla loro decisa volontà di mantenere il diritto ereditario. Sisto quinto rimaneva perplesso. Di nuovo gli si affacciava la speranza di salvar la fede senza annientare la Francia a pro di Spagna. L’antica sua politica riacquistò terreno. Al cardinale Gesualdo, il quale aveva condotto il negoziato coll’Olivares, diede risposte evasive. L’insistere dell’ambasciatore, il quale ammonì il papa di far il suo dovere, il re avendo fatto il suo, chiedendo l’allontanamento di Lussemburgo, l’esclusione del re di Navarra, la scomunica dei suoi aderenti cattolici, provocò una di quelle scene, che così vivamente dipingono il carattere di questo pontefice.

Siffatta scena riesci d’una violenza tale, da minacciare di rottura tra la Santa Sede e la Spagna, mentre poco prima erano giunti al termine medesimo gli affari di Venezia. Leggendo le parole da Filippo II nel dì 12 giugno indirizzate a Sisto quinto, risulta chiara la situazione. «Il contegno di Vostra Santità, così il re, non è menomamente in armonia con ciò che il più ubbidiente figlio della Chiesa doveva aspettare da lei. V. S. torna a parlare di quel che ha fatto riguardo agli affari di Francia, e sulla fattami offerta di denaro e di truppe. V. S. vede che io sono venuto al suo incontro, accettando le sue proposte, e facendo da parte mia ciò che al mondo è noto. Io non voglio se non una sola cosa, cioè che ciascuno si metta ad operare, giacché secondo le opere saremo giudicati e nel mondo presente e nel futuro. Dopo di avere, con atto ispirato da Dio, al principio del suo regno pronunciata l’esclusione di Béarn, V. S. con estrema mia sorpresa, ha lasciato alle eresie agio di gettar radici in quel paese, senza nemmeno comandare ai cattolici di abbandonare Béarn. La Chiesa è minacciata di perdere un membro come la Francia; il mondo cristiano ha da temere d’essere invaso dagli eretici riuniti; l’Italia è esposta ai medesimi, e intanto si sta con-