Pagina:Archivio storico italiano, serie 3, volume 13 (1871).djvu/125

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rassegna bibliografica 121

guadagnar tempo, la speranza viepiù salda di un cambiamento di religione nel re di Navarra, ma anche le sue incertezze, esitazioni, apprensioni, accresciute dai vivi rimproveri di Filippo, dalle continue querele degli ambasciatori, dalle accuse dei fanatici della Lega, dai discorsi d’oratori, i quali dai pulpiti di Madrid e di Parigi insultavano il Papa qual fautore d’eresia, anzi qual eretico! Certo, il contegno del medesimo dal re di Spagna e dal di lui partito non poteva se non tacciarsi di manifesta incoerenza. Verso la metà di luglio, i cardinali d’Aragona e di Santa Severina, dal papa incaricati di trattare con Olivares e Sessa, conclusero coi medesimi una specie di capitolazione, per la quale stabilivasi la solidarietà di vedute tra il pontefice e il re nell’intento di salvare e di assicurare la fede cattolica. Allorquando però, dopo molte difficoltà, i negoziatori credettero esser giunti ad un accomodamento, il quale nelle parti essenziali somigliava a quello progettato sei mesi prima, Sisto quinto rimise tutto in forse, col voler sottomettere alla congregazione incaricata degli affari di Francia la quistione, se nel caso di vacanza del trono spettasse alla Santa Sede l’elezione? («An electio regis Franciae, vacante principe ex corpore sanguinis, spectet ad pontificem»). Gli ambasciatori spagnuoli, i quali di già eransi lusingati di tenere il papa, s’avvidero che esso non cercava altro se non di trarre l’affare in lungo.

Tornarono all’assalto; ma il pontefice non si lasciò muovere, nemmeno dalla loro dichiarazione, emessa il dì 19 agosto, che essi avrebbero lasciata Roma. Ormai si sapeva, che egli non avrebbe concluso verun trattato tale da legare la Santa Sede con Spagna, onde, sotto il colore della religione, procurare la vittoria degli interessi spagnuoli in Francia. Quanto fosse giusta la di lui opinione della Lega, risulta dalle parole indirizzate agli ambasciatori di Filippo II. Butterebbe piuttosto, così disse, i suoi denari nel Tevere, anziché mandarli al duca di Mayenne. Il legato aver mancato alle sue istruzioni, consegnando al medesimo cinquantamila scudi. Essere risoluto a non prestar aiuto alla Lega, la nemicizia delle case di Guisa e di Borbone risultando da antiche rivalità e non avendo che fare cogli interessi della religione. Perciò cardinali, principi e signori, inimicati con Mayenne es-