Pagina:Archivio storico italiano, serie 3, volume 13 (1871).djvu/161

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necrologie 157

chiezza, che, a quanto pare, non gli saranno concessi.

Fatto però è che il Canestrini trasse da tanta diuturnità di lavoro, non solo una pratica grandissima degli archivi fiorentini, ma ben anche una rara suppellettile di erudizione storica, dalla quale se egli, com’era assiduo nel ricercare, così fosse stato operoso nell’ordinare e nello scrivere, avrebbe potuto trarre maggior frutto che in effetto non ricavasse, raccomandando il suo nome ad opere originali, senza contentarsi del modesto titolo di illustratore.

Ciò non dimeno la sua riputazione di paleografo eruditissimo era già fatta anche nel 1842, quando G. Pietro Vieusseux cominciò a pubblicare l’Archivio Storico Italiano ed il nome del Canestrini si legge nei primi volumi tra i compilatori di quella raccolta; nella quale comparvero di suo oltre a molti scritti minori, le illustrazioni alla vita di Pippo Spano (Tomo IV); il discorso sulla milizia italiana nel secolo decimosesto (T. XV); e l’altro discorso sul commercio dei Veneziani coll’Armenia e con Trebisonda (Appendice IX), tutti accompagnati da copiosi documenti inediti. Né soltanto cogli scritti ma ben anche col consiglio giovò all’Archivio Storico; perchè per più anni fu di quella consulta di amici, che il Vieusseux adunava periodicamente, per deliberare sulle cose da stamparsi che si potevan trarre dai nostri archivi e dalle nostre biblioteche, e sulle proposte che gli venivano da ogni parte d’Italia. In quelle adunanze il Canestrini, parlava poco, ma richiesto del suo parere, lo dava schietto e ragionato.

Nel 1859 il Governo della Toscana volendo rimeritare i servigi resi da lui agli studi storici e l’amore per l’indipendenza d’Italia che traspare in tutti i suoi scritti, gli commise di scrivere la storia economica della Repubblica fiorentina, assegnandogli conveniente stipendio. Frutto di questa commissione onorevole per chi la dava e per chi la riceveva, fu quel primo volume sulla Scienza