Pagina:Archivio storico italiano, serie 3, volume 13 (1871).djvu/171

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

annunzi bibliografici 167

e con quella critica sapiente che è succeduta alla credulità boriosa dei nostri maggiori, lavori più sobrii e più accurati che facciano meglio vedere nelle singole sue parti la storia della nostra nazione.

La storia di Albenga, nel suo insieme, non presenta notevoli differenze da quella di altre città italiane. Questa città ebbe due epoche di prosperità, la prima quando fu colonia romana inalzata poi al grado di Municipio: la seconda, Anche si resse a Comune nel medioevo. Subì anch’essa nel medio-evo tutte le vicende degli altri popoli, passando dalla soggezione feudale alla libertà comunale, e da questa alla sottomissione a Comune più potente, ricevendo i benefizi degl’ istituti religiosi per opera principalmente dei Benedettini, contrastando alle prepotenze dei signori e alle pretensioni del clero; funestata essa pure e danneggiata dalle intestine discordie. L’autore ce le presenta tutte queste vicende, incominciando dai tempi più remoti e risalendo ai Liguri Inganni per venire fino ai giorni nostri. Materiali ne erano stati apparecchiati da eruditi dei secoli anteriori: ma egli ha dovuto scegliere e vagliare; e v’ha aggiunto quello che gli hanno proccaciato le ricerche negli archivi pubblici e privati e l’esame di memorie non conosciute o imperfettamente dai predecessori.

Il racconto procede franco, disinvolto, ordinato per epoche, meno che nella parte concernente al medio-evo, dove la diversità delle cose da esporre necessitava una trattazione distinta dei fatti civili e della storia ecclesiastica. Piuttosto che imitare l’esempio d’altri che per gli uomini illustri e per l’arte hanno fatto de’ capitoli separati, il Rossi dà notizia degli uomini quando gli capita di rammentarli, e delle cose d’arte c’informa nella descrizione della città in principio del libro. Ha saputo bene scansare l’inconveniente di chi avendo a collegare naturalmente gli avvenimenti particolari con quelli della storia generale, non può trattenersi dal ripetere quello che altri hanno già detto e che gli studiosi già sanno; mostrando però nei cenni brevissimi e necessari d’essersi già accinto all’opera con tutto quel corredo d’erudizione per il quale sia possibile dare alle cose il giusto valore e degli uomini un giudizio imparziale.

Fa corredo al libro un’appendice con alcuni documenti inediti: notiamo in essa una raccolta di epigrafi antiche e del medio-evo trovate in Albenga e nel suo territorio, che sebbene già stampate le più, e sparse più qua e più là in diverse pubblicazioni, giova che si trovino qui riunite: notiamo pure un estratto degli Statuti d’Albenga del 1288 per quella parte che ha qualche cosa di speciale nell’ordinamento e nelle istituzioni del Comune.

G.