Pagina:Archivio storico italiano, serie 3, volume 13 (1871).djvu/172

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
168 annunzi bibliografici
Disegno della Storia di Ascoli Piceno, di Gabriele Rosa. Tomo II; da pag. 143 a 323; Brescia, Stabilimento tip. lit. di F. Fiori e Comp. 1870.


Sarebbe impossibile dare un estratto di questo libro, tanto la narrazione procede rapida e serrata: per cui, come facemmo del primo tomo, dobbiamo limitarci anche per il secondo a darne l’annunzio, col desiderio che qualcuno, rifacendo gli studi dell’autore, possa aggiungere, se ve ne saranno, fatti desunti da fonti sicure, o modificare alcun giudizio. La storia dei Municipi italiani minori va strettamente congiunta con quella dei maggiori co’ quali ebbero comuni le sorti, o delli Stati a cui s’aggregarono; per cui lo scrittore ha da guardarsi dalle ripetizioni fastidiose, che furono uno dei difetti di quelli storici municipali che si auguravano di trasmettere negli altri un troppo vasto concetto sulla importanza della città natale. Questo difetto, come non lo abbiamo trovato nella storia d’Albenga, non lo troviamo neppure nel Rosa. Il quale, se dal tema è costretto ad accennare gli avvenimenti generali della storia italiana, lo fa con molta rapidità e in modo che s’abbia a intendere meglio il fatto particolare, spesso accennando opinioni e giudizi propri non ricopiati da altri. In questo secondo volume sono narrate le vicende d’Ascoli dal 1421 fino ai giorni nostri. Gli effetti della libertà e della servitù, dei vari rivolgimenti a cui andò soggetto il paese trovandosi in mezzo a due de’ maggiori potentati italiani, e delle lotte intestine, si vedono nelle condizioni materiali che in ogni epoca l’autore descrive, nella cultura intellettuale ora in fiore ora in decadenza, nel culto alle arti, negli uomini che lasciano particolare memoria di sè. E questo studio particolare fa sì che di qualcuno ingiustamente dimenticato si restauri la fama, d’altri si sappia più e meglio di quel che ci dissero i precedenti scrittori, e maggiori elementi si raccolgano per giudicare dell’incivilimento italiano. Ascoli, reggentesi prima a libertà, e fino a tempi vicinissimi governandosi co’ suoi statuti e magistrati pure riconoscendo la sovranità dei pontefici, soggetta poi direttamente al pari delle altre terre che composero lo Stato papale, ebbe spesso la forza di sottrarsi alla influenza dei governi romani; ma spesso anche dovè subirla in bene o in male secondo la mente o l’animo di chi sedeva sul trono di San Pietro. Paese poco conosciuto prima, se non dagli eruditi che attesero allo studio delle storie municipali, ora, mercè l’affettuoso pensiero del nostro Rosa, trarrà a sè meglio l’attenzione. E gli Ascolani, benchè non sieno loro mancati concittadini studiosi delle patrie memorie, (e l’autore gli rammenta in più punti del suo libro) sapranno grado al Rosa d’avere in un quadro bene animato raffigu-