Pagina:Archivio storico italiano, serie 3, volume 13 (1871).djvu/213

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dei genovesi 209

or la cattiva condizione delle armi, or la stagione impropizia, ed altre sì futili circostanze da equivalere ad un aperto rifiuto. Per lo che nel 1748, a punire alcuni ricalcitranti di Ottone, disponeva quel Commissario che fossero sostenuti in carcere; ed il Principe lodava poi l’adottata misura, considerando come la poca attenzione che quei terrazzani prestavano alle gride ed agli avvisi de’ caporali meritava pure la mortificazione d’alquanti giorni di prigionia1.

Le funzioni della incoronazione e del banchetto non andavano però sempre immuni da inconvenienti; nel numero de’ quali sono per fermo da porre le spese che presto raggiunsero cifre esorbitanti; comecchè ciascun Doge venisse spinto dal desiderio di mostrarsi ad ogni patto più largo dell’antecessore, e dalla speranza di togliere a’ venturi ogni mezzo per emularlo. Onde l’entrar nel novero delle dogali valse a più famiglie una considerevole diminuzione di censo.

Altri inconvenienti eziandio scaturivano dalla gelosia e dai modi sospettosi, che sempre serbavano i due poteri, civile ed ecclesiastico, nel compiere alla cerimonia. Onde un biglietto di calice del 10 dicembre 1665 lamenta che «alla messa dell’incoronazione del Serenissimo Duce (Cesare Durazzo), il Vescovo (cioè l’arcivescovo Gio. Battista Spinola) disse orationi pro rege nostro, frase insolita che è stata d’amiratione a tutta la cittadinanza, come anche qualche punti che toccò il padre Taverna

  1. Per questi motivi, ed anche per ciò che talvolta la cacciagione arrivava in Genova guasta, a cagione della distanza de’ luoghi ne’ quali era fitta, oppure dei calori estivi, fu ordinato, che a quella delle pernici dovesse attendersi con certe reti che si denominavano pantere; e se ne ebbero ottimi risultati, in quanto che gli animali, oltre allo aversi in copia maggiore, poterono eziandio essere vivi spediti a Genova. Circa le lepri similmente cercossi di mandarle vive; altrimenti si sventravano, ed avviluppavansi con diligenza in rami e foglie di ortica, sia per mantenerne fresche le carni, e sia per meglio difenderle contro gli insetti, e contro certe mani audaci che ne avrebbero cercate le interiora.