Pagina:Archivio storico italiano, serie 3, volume 13 (1871).djvu/268

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264 rassegna bibliografica

dal 1265 al 1267, sebbene il più antico di quei registri porti la data de] 1268.

Da queste poche notizie può argomentarsi con quanto laborioso studio dovettero essere raccolti i documenti inediti di questo codice diplomatico; e una recensione dei medesimi, almeno dei principali (perocchè non intendo di dipartirmi in questo mio scritto dai limiti di una semplice recensione di documenti), potrà mostrare come bene fossero postele fatiche del signor Del Giudice, e quanto egli abbia giovato colla presente pubblicazione alla storia nazionale1.


La fondazione della monarchia angioina nel reame delle due Sicilie segna il principio d’un periodo nuovo nella storia dell’Italia e della chiesa. Imperocchè la lotta contro le invasioni germaniche, sostenuta fin allora dai papi con virile indipendenza, e non senza vantaggio dell’autonomia italiana e delle libertà municipali, aveva perduto a poco a poco ogni carattere religioso; e oramai, più che per la libertà della chiesa, combattevano i papi per la loro supremazia sopra i popoli ed i re, e per istabilire saldamente e allargare in Italia il loro dominio temporale. Era questa l’ultima conseguenza della cerimonia dell’incoronazione di Carlomagno, dalla quale (come bene nota il Tabarrini) «si derivò un’intera dottrina di vassallaggio» a favore della chiesa2; era l’ultima pietra del grande edifizio, di cui aveva poste le basi con tanto ardire papa Gregorio VII. Con tali intendimenti fu mossa e muta la guerra contro gli Svevi, ch’ebbe per argomento le ragioni di signoria, che si dicevano spettare alla chiesa nel reame delle due Sicilie, per le donazioni fattele dai re normanni; alle quali opponevasi la dottrina del primo Federigo, che quelle donazioni aveva dichiarate illegittime e di niun valore, e riputando la Sicilia feudo imperiale, attri-

    «mero d’ordine, aggiunto recentemente»; la «epoca vera de’ documenti, che si contengono in ciascun volume, secondo le diverse indizioni, anni del sovrano, e Luogo dato il diploma».

  1. Cito con numeri romani i due volumi del codice diplomatico; con nume i documenti di ciascun volume aggiugendo un asterisco a quelli già editi in altre raccolte.
  2. Nell’Arch. Stor. It. . Serie II, Tomo XVIII, Parte II, pag. 86.