Pagina:Archivio storico italiano, serie 3, volume 13 (1871).djvu/294

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290 rassegna bibliografica

candolo amici suoi nobilissimi, tenutosi qualche tempo sul negare, e persistendo quegli in fargliene istanza, vinto in fine da tanto preghiere, per ispirazione o congettura, sclamasse: «Abbiatela vinta, e toglietevelo; ma sappiate che costui, il quale si ardentemente desiderate salvo, sarà, quando che sia, rovina ai nobili che abbiamo insieme difesi, perciocchè in Cesare son molti Marii».

«Meruit et sub Servilio Isaurico in Cilicia, sed brevi tempore: nam, Sullae morte comperta, simul spe novae dissensionis, quae per M. Lepidum movebatur, Romam propere rediit. Et Lepidi quidem societate, quamquam magnis conditionibus invitaretur, abstinuit; quum ingenio ejus diffisus, tum occasione, quam minorom opinione offenderat».

P. Del Rosso. «Militò ancora in Cilicia sotto Servilio Isaurico, ma breve tempo; perciochè per avere inteso la morte di Silla, e per la speranza che egli aveva di nuova discordia, la quale era mossa da Marco Lepido, tornò prestamente a Roma: e nondimeno non si volle accompagnare con quello, benchè e’ fosse da lui invitato con grandissime offerte e promesse, per non si fidare nello ingegno e natura di quello; e perciò ch’egli ritrovò la occasione minore che non si era immaginato».

Prof. Buggiani. «Militò anche sotto Servilio Isaurieo in Cilicia, ma poco tempo. Perciocchè, saputa la morte di Silla, per la speranza di novelle discordie, che M. Lepido andava movendo, tornò prestamente a Roma; e dalla società di Lepido, comechè con ampie promesse invitato, si tenne lontano; diffidente e dell’indole di lui, e della occasione, a quanto s’era immaginato, minore».

In questa prima pagina tutto Cesare è già ritratto. Avete, più che i preludii, i germi delle passioni e delle azioni che riempiranno i trent’anni seguenti di quella vita in cui s’acc pievano i germi di fatti da svolgersi in lungo corso di secoli; e lo dimostra la vita che Napoleone III scriveva dianzi di Cesare, e il titolo d’imperatore germanico che assume in Versailles l’improvvido suo vincitore, e le rettoriche rimembranze de’ Bruti, italiane pedanterie. Il primo fatto di Cesare, che qui si narra è un ripudio; ed ecco prenunziato l’amante di Cleopatra, il marito di più mogli, se non il favoleggiato ospite di re Nicomede; ma cotesta che a me piace chiamare