Pagina:Archivio storico italiano, serie 3, volume 13 (1871).djvu/312

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308 rassegna bibliografica

tuale: acciocchè sia tanto più glorificato in quella città il santo nome suo, il quale sia benedetto ne’ secoli de’ secoli, e da noi santificato in tutta la vita nostra».

L’inquisitore trova a stiticare su quel temporale e spirituale: e sebbene il Carriesecchi lo spieghi, l’inquisitore giunge che non si dice glorificare il nome di Dio se non secondo le opinioni degli eretici, i quali non credono si glorifichi il nome suo da’ Cattolici: siccome poi egli allora sentiva male della fede cattolica, non potea lodar come tali se non quelli che fossero suoi complici.

Se ne inquieta il Carnesecchi e protesta, fin con giuramenti e con imprecarsi la morte, che non diede a quelle parole tal senso: che se talvolta il Morone, per la familiarità che ebbe col poeta Flaminio e col vescovo Priuli sospetti, non fosse alieno dal tener l’articolo della giustificazione per la fede, non ha mai sentito uscir dalla bocca sua parola che gli abbia data occasione di credere che discrepasse nè in questo nè in altro dalla fede ortodossa.

I raccoglitori di scritture della Vittoria Colonna, e quei che ne preparano una vita, migliore di quella stampata dal Lefevre Derimier (Parigi 1856) e da Adolfo Trollope (A decade of italian Women, Londra 1859), troveranno a pag. 497 una lettera di essa alla Giulia Gonzaga, ove ella si professa al cardinal Polo «obbligata della salute dell’anima e di quella, del corpo, che l’una per superstizione, l’altra per mal governo era in pericolo»; e desiderar trovarsi colla Giulia «avendo la consolazione di conferire con lei, anzi veramente imparare quel che Dio con ottimi mezzi le ha comunicato»1.

  1. Nel 1869 per occasione di nozze si stamparono a Verona sedici lettere della Vittoria al santo vescovo Ghiberti, tutte pietà e venerazione pel pontefice: ma essendo del 1524, precorrerebbero i tempi della supposta apostasia. In una del 25 giugno 1524 dice: «Al valore e merito di sua santità ogni difficoltà è facile: del che la vicina esperienza ne fa certi. Chè se ridussero li nemici ad esaltarlo, e li contrari suoi per forza o buona voglia a baciargli i piedi, ben potrà ridurre questi principi, esausti di denari, fatigati di guerre e timidi ormai de la coscienza por vedere le future imprese farsi più ingiuste che le passate, ad una santa unione e necessaria quiete di tutta cristianità: per firmare anzi ampliare questa nostra fede, tanto vessata da quelli che dovranno aver ricevuto castigo da questi che sono causa nutrirli in tanto errore».