Pagina:Archivio storico italiano, serie 3, volume 13 (1871).djvu/318

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314 rassegna bibliografica

far giustizia per acquistar quest’anima, ma ci è poca speranza».

Se questo processo non aggiunge nulla alla storia e poco alla biografia, illustra però le opinioni allora correnti, e prova sempre più che per lunga pezza erano state tenute per rette le opinioni del Valdes sulla giustificazione per mezzo della tede.

Io ho altre volte disapprovato il riprodurre gii errori evidenti di scrittura, quando non sia per intento filologico, il quale certamente non v’era in un atto copiato dopo il 1567. Qui si volle stampare Dio lo conversa per conserva: l’opinione di Zuinglo, il sacramento per sul; e guaii e travagli, scivato e scerzo per schivato e scherzo, giustititia per giustizia, ciò per cioè, et per è, ta te per da te, que per che; nè nel Inno nè nel l’altro; ed altre siffatte scorrezioni, avvertendole: il che, oltre crescer la difficoltà della trascrizione e l’imbarazzo della lettura senza verun vantaggio, lascia dubbio quando si trovano errori, che probabilmente sono della presente stampa, com’è nel titolo della sentenza uve dice fuit traditus curiae secularis juxta forma illius.

Questo avvien pure in altri lavori di questo volume. In lettere del 1595 che serve scriver lungezza, luoco, cum più, volendo soccorre, Todeschi, impressa, stano, vale? In una è detto che la peste s’è sviluppata a Sore, a Barlassina ec. Come trovar quel paese? se mettevasi Sorè facilmente s’intendeva il villaggio così chiamato, e che italianizzano in Monsolaro. Così è scritto Lugano, Berinzola, Basilea. Perchè non metter Bellinzona? e Lesdiguieres invece di il Dighiera?

Le altre parti del volume perdono importanza a petto a questa, su cui ci intrattenemmo. Dapprima sta una pandetta delle gabelle e dei diritti della Curia di Messina, compilazione della seconda metà del secolo XIV. Il pezzo che si riferisce alle beccherie non in latino come il resto, ma in dialetto, attirerà l’attenzione di quegli studiosi siciliani, che or - s’adoprano intorno al primitivo linguaggio della loro isola.

Le lettere di Anastasio Germonio, scritte da Roma al duca d’Urbino dopo il 1504, sono interessanti per le notizie che danno principalmente intorno alla assoluzione di Enrico IV;