Pagina:Archivio storico italiano, serie 3, volume 13 (1871).djvu/356

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352 annunzi bibliografici

terremoti nel 1693, che rovinarono parecchie terre colla uccisione di centinaia di persone. Una sola cospirazione contro il dominio straniero ordita e terminata nel 1697 col supplizio di tre de’ capi. Nel sentire gli sfarzi che si facevano per le giostre, per le feste di Santa Rosalia, per solennizzare avvenimenti favorevoli alla monarchia spagnuola, per i funerali, viene l’idea che il paese nuotasse nell’abbondanza. Però non si parla che della nobiltà e del clero, le due classi allora ricche e potenti. Del popolo non una parola, se non per mostrarlo affollato per le chiese a far penitenza e a pregare. Si edificarono in quel tempo alcuni sacri edilizi e si adornò la città di qualche nuovo monumento e di qualche istituto di beneficienza: e per verità a questo concorreva il clero che era numerosissimo, come si vede dalle descrizioni che ordinatamente fa l’autore di alcune processioni solenni.

Pochissimo si parla dell’amministrazione civile. Con somma brevità s’accennnano le sessioni del Parlamento (su questo però l’autore scrisse un libro appositamente), e non v’è fatto parola che del donativo stabilito per il re: meno che d’una sessione del 1689 si dice che «fu per grazia domandato al re, che interponesse la sua autorità appresso il papa, per ottenersi il nuovo officio di S. Rosalia, e che fosse dichiarata padrona del regno, e a 4 di settembre festa di precetto in Sicilia. Inoltre domandò, che il re pure facesse istanza al pontefice per le beatificazioni di D. Girolamo da Palermo e del beato Pietro Geremia, palermitani, e del padre Luigi Lanuza e fra Bernardo da Corleone». Vi si parla d’uno screzio nel 1680 fra la potestà civile e l’ecclesiastica, perchè l’arcivescovo aveva scomunicato de’ frati che per rivalità coi Domenicani, non avevano voluto prender parte a una processione, e dal vicerè era stato confinato a Termini: onde il vicerè e i suoi ministri incorsero nelle censure, dalle quali per ordine venuto da Madrid dovetter chiedere l’assoluzione, e restituire alla sua sede il prelato.

Il paese fu per qualche tempo inondato dalle monete false, in modo che per levarle di corso il governo dovè coniarne delle nuove e cambiarle alla pari.

Il mutamento di dinastia in Spagna per la morte di Carlo II pare che sul subito non producesse alcun effetto in Sicilia. I funerali per il defunto re furono tanto suntuosi che se ne stampò la relazione in un volume di 700 pagine in folio. E straordinarie furono le feste per l’acclamazione di Filippo V, descritte dal Mongitore in stile alquanto pomposo in un opuscolo che fu dato alle stampe, e che il signor Di Marzo ripubblica in questo Diario.

Ma che gli animi fossero del tutto quieti e alieni dalle novità non si potrebbe affermare. Racconta il Mongitore brevissimamente che