Pagina:Archivio storico italiano, serie 3, volume 13 (1871).djvu/372

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366 due carte inedite in lingua sarda

servi, nè i servitori suoi, nè a giudice, nè a curatore, nè a maggiore di scolca, nè ad armentario, nè a veruna persona elio sia, nè per nome di giudice, nè per nome altrui, far clic siasi Libera od assolta, e questa casa di San Giorgio di Sebollo e tutti gli uomini suoi, di non dare mai veruna data, nè por persone, nè per causa di essi veruna, li questo bene che ho fatto alla casa di San Giorgio di Sebollo, e a tutti gli uomini suoi, di non loro levare mai data, non abbia balla, nè potestà vermi giudice, e nè veruna persona che verrà dopo me, a disfarlo, nè a menomarlo mai, quanto durerà il secolo. E questo bene feci essendo in Pisa, nella chiesa di San Pietro ad vincula, dinanzi [i] testimoni Nicola notaio, e Barletta di Lucca figliuolo di Brunetto, Guaiterotto figliuolo di Gilardino Castagnaccio, e Bandino figliuolo di Bonagiunta di Filippo, e Brunetto figliuolo di Villano Follaio. E sono testimoni Pietro Darcedi, Barasone Passagi, e Comita di Serra di Frailis. Ed è fatta questa carta l’anno del Signore M. CC. XII, indizione XII1I, dieci di maggio, avendomila la curatoria di Campidano a mano mia, per il salvatore del luogo. E chi la rovescerà abbia anatema dal Padre, e Figliuolo, e Santo Spirito, da’ XII Apostoli e IIII Evangelisti, da’ XVI Profeti e XXIII1 Seniori, da’ CCCXVIII Santi Padri, e sorte abbia con Giuda traditore nell’inferno inferiore. Amen e sia fatto.