Pagina:Archivio storico italiano, serie 3, volume 13 (1871).djvu/422

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416 delle antiche relazioni

all’8 giugno 1177, ed è intitolato Patto di Ferrara: del tenere aperte a tutti le acque del Po1.

In esso sono nominati soltanto i messi di quelle città alle quali importava maggiormente il negozio o che in esso ebbero maggior parte. E queste furono Milano, Bologna, Modena, Mantova e più di tutte, innanzi a tutte Venezia e Ravenna. La prima avea mandato a Ferrara un Giovanni Veniero ed un Giacomo Casoli come nunzi del doge, più un Giovanni Micheli; la seconda due nunzij ed i suoi consoli in persona che furono un Vitale Pietro di Foscardo ed un Pietro da Santa Giustina.

Ed al cospetto, di questi e degli inviati delle altre città i Consoli di Ferrara giurarono nel generale Consiglio del Comune di aprire e mantenere per "sempre liberamente aperte a tutti le acque del Po, le quali non avrebbero potuto mai essere chiuse per nessuna ragione.

E di questo atto non rimane che la copia che settantasette anni dopo, cioè nel 1254, ne fece fare il doge Ranieri Zeno.

Ritornando ora alle contese che furono, tra Ravennati e Veneziani circa la metà del secolo XIII, ricorderò come finalmente uno speciale trattato fosse stato conchiuso fra questi ultimi e i ghibellini signori di Ravenna circa la edificazione di un castello sul Po ed è utile vedere come i contemporanei ne giudicassero.

[Quanto grandi al dire dei contemporanei fossero le angherie dei Venaziani]

«Una volta (dice il Salimbene) tenendo la Signoria di Ravenna il Conte Ruggero di Bagnacavallo, vennero i Veneziani ed edificarono un castello nel territorio di Ravenna all’uscita delle valli sulla ripa del Po presso al canale che da Ravenna conduce a quello per le parti di S. Alberto, e, promisero ai Ravennati che essi avrebbero tenuto quel castello solo per ciuquant’anni e che per questa concessione avrebbero loro pagato cinquecen-

  1. Arch Gen. Venezia Pactum Ferrarie De tenenda aqua Podi omnibus aperta. Doc. III.