Pagina:Archivio storico italiano, serie 3, volume 13 (1871).djvu/450

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444 rassegna bibliografica

menti, o almeno possibili. Quando lo difficoltà sono meramente cronologiche, osso le toglie di mozzo correggendo gli anni; ed in ciò ha buon giuoco, poichè per lo più gli basta di riferirsi all’ordinamento da lui dato ai paragrafi dello Spinello nella stampa del 1865, cioè in tempo non sospetto e quando la critica del Bernhardi non era aspettata. Tale è il caso della mossa de’ crociati francesi e provenzali, capitanata contro Manfredi dal conte di Fiandra, che nei testi disordinati dello Spinello era assegnata al 1261, e che però il tedesco tratta di fola e di sogno. Ponendola invece all’anno 1264 è giustificata; poichè si prova con altre croniche e con documenti, che veramente allora, e così pochi mesi manti barrivo di Carlo d’Angiò, si facesse per parte di un numero di collettizi o crociati, uri primo tentativo contro il dominio svevo in Italia, il quale allora non riuscì1. Quando poi il critico berlinese nega fede ai Diurnali per trovarvi notizie taciute dagli scrittori contemporanei, o per essere contradittorie al detto di quelli, o a documenti, o anche ai libri moderni, il napoletano si fa tosto a provare che i fatti in questione son veri, o sono maggiormente probabili secondo il detto dello Spinello; ed in questa confutazione gli si porge il destro di mostrare il più delle volte la sua erudizione, e la pratica grande che ha de’ monumenti di que’ giorni. Perchè il nostro lettore sia informato del metodo dei due contradittori, gioverà riferire qualche esempio.

Ne’ Diurnali comparisce tre volte Taddeo da Sessa; nel giugno del 1248, nel 1250 e nel 1256. «Sventuratamente, scrive il Bernhardi, questo uomo egregio» (i consiglieri di Federigo II erano uomini egregi) «era stato ferito mortalmente il 18 febbraio 1248 e dopo pochi giorni avea cessato di vivere. Si può accordare, aggiunge esso, che un contemporaneo scambiasse con un altro messer Taddeo, il quale era conosciuto da tutto il regno, e ne ignorasse la morte?». In questo caso il Minieri Riccio prende ad esaminare su quali testimonianze sia stata creduta la morte di costui, e trova che fu per attestazione di quattro cronisti, alcuno de’quali disse anche essere stato ucciso in quel com-

  1. M. R. 81 e seg.