Pagina:Archivio storico italiano, serie 3, volume 13 (1871).djvu/463

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

rassegna bibliografica 457

che nissun uomo sa liberarsene in lavori di erudizione, e specialmente quando si scende alle minutezze, come qui si è fatto per necessità da una parte e dall’altra: e lo stesso Bernhardi, che pure si mostra così accorto e diligente, non ha potuto non cadervi una volta1. In ogni modo, quelle pochissime cose che abbiamo trovate da appuntare nel lavoro del Minieri Riccio non toccano il nerbo della questione, nè indeboliscono menomamente la difesa dello Spinello. Anzi aggiungiamo che l’autenticità dell’opera di lui apparisce anche in qualche luogo dove il difensore non aveva colto nel segno. Basti citarne uno per prova. Ne’ Diurnali è scritto che il 12 Maggio 1266 venne Giustiziere in terra di Bari messer Rinieri de’ Buondelmonti di Firenze. Il tedesco aveva opposto a questo passo, che da documenti autentici risulta che, precisamente in quel tempo era invece in detto ufficio il notissimo Pandolfo della Fasanella, già stato al servizio degli svevi, poi passato dalla parte degli angioini. E qui il nostro, stretto da questo fortissimo argomento, non aveva trovato altro partito che di sostenere che il Buondelmonti fosse, non Giustiziere ma Vicegiustiziere, e che l’autore o il copiatore avessero errato nello scrivere quel testo. Che poi la congettura fosse sbagliata se ne accorse a tempo lo stesso Minieri Riccio, che, come poscritta al suo lavoro, ci fe’ sapere essergli sopravvenuto un documento, da cui si vede chiaro che nel 1270, il Buondelmonti cessava proprio dall’ufficio di Giustiziere in Terra di Bari, ed aveva un successore2. Così anche questa

    che la rosa d’oro si donasse in Lucca fu quando Pio V la mandò alla Repubblica. Questa volta, cosa assai insolita, la rosa era stata benedetta dal Papa in Roma nella messa della notte di Natale 1564, e venne presentata alla Signoria lucchese, da ambasciatori mandati appositamente, nel Gennaio 1565.

  1. M. R., 27. Al Bernhardi venne scritto per astrazione che Gio. Boccaccio, nell’opera de Viris illustr., citi lo scritto di Michele Riccio de Regibus Neapolis et Siciliae. Il Boccaccio era morto 75 anni prima che il Riccio nascesse.
  2. M. R., 84-193. Tolomeo da Lucca, il Malespini ed altri antichi, copiati poi da moltissimi fino al Litta (Famiglia dei Buondelmonti), raccontano che Federigo, espugnato nel 1249 il castello di Capraia in Toscana, e fatti ammazzare i guelfi che lo difendevano, lasciasse in vita uno dei principali, cioè Ranieri de’ Buondelmonti, detto Zingano o Zingani, dopo averlo bensì fatto abbacinare; e che quindi costui si ritirasse nell’eremo camaldolese dell’isola di Montecristo, e che qui morisse, dopo una vita di