Pagina:Archivio storico italiano, serie 3, volume 13 (1871).djvu/533

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della poesia di virgilio 527

riconosce con più ammirazione come Virgilio, forse più che Varrone, possa intitolarsi dottissimo della sua lingua; e come a tale dottrina, accompagnata cogli altri pregi dell’anima sua, debbansì gli ardimenti sicuri e schivi d’ogni vanto di singolarità, quella perspicuità trasparente, quella ponderata snellezza, quella semplicità meditata. In Ennio così come nella lingua viva del popolo, nel greco più fino così come forse nel prisco italico, egli studiava la lingua della quale era destinato a farsi per secoli in tutte le scuole della terra maestro; la lingua di cui doveva un povero prete dalmata valersi per comunicare la parola ispirata del Verbo a tutta la terra. E, vedendo sin dalla prima egloga già maturamente formato lo stile che ammirasi nel libro duodecimo del poema, se ne induce che non poteva la scuola di Milano da sè dargli a un tratto quella tanta perizia, e che ad acquistarla lo aveva già preparato il dialetto ch’egli fanciullo sentì da sua madre.


XIV.


Che tanto e’ profittasse di Lucrezio quant’Ella crede, io per vero non saprei credere; per questa tra le altre ragioni, che a molto profittare richiedesi affetto, nè quel gentiluomo è tale che il buon Virgilio potesse amarlo Alla sua vereconda modestia doveva far urto quella millanteria d’empietà, la qual sente del miles gloriosus, quel disdegno quasi convulso dimostrante lo sforzo dell’anima che si dibatte per sottrarsi al vero e a sè stessa. Il gentiluomo grida vittoria, ma la grida ansante, come chi tuttavia pugna, e ostenta coraggio per darsi coraggio. Quel canto è ad ora ad ora rantolo più che anelito. Delle tradizioni religiose e sociali e della forte lingua redata da’ padri suoi e’ si giova per combattere que’ sentimenti che operarono la romana grandezza; così come il Voltaire e il Rousseau oppugnavano il cristianesimo servendosi delle dottrine e de’ sentimenti dal cristianesimo diffusi nel mondo, ne’ quali era l’anima loro cresciuta, come cresce nell’aria vitale la pianta, nè si può respirare fuori di quella, per quanto si dica o si faccia. L’inuguaglianza della maniera lucreziana dimostra come gli elementi poetici fossero