Pagina:Archivio storico italiano, serie 5, volume 7 (1891).djvu/286

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cumenti quindi passassero dai consoli d’un anno a quelli dell’altro, con quale pericolo per la loro conservazione ognuno può capire. E non pare che per sola negligenza o per sola ignoranza si perdessero le carte dei comuni; se nel 1735 i sindaci delle Giudicarie dovettero rivolgere alla autorità vescovile le loro lagnanze contro quelli che trattenevano ingiustamente le scritture delle Pievi, e se il Vicario generale di Trento, Francesco Martini, pubblicò quell'anno stesso una circolare, colla quale minacciava la scomunica a tutti quegli iniquitatis filii che immediatamente non avessero restituito le carte da loro illegalmente ritenute. Ma più forse che negli antichi tempi, lo sperpero dei documenti fu maggiore nei più vicini: il Gnesotti, che visitò quegli archivi nella seconda metà del secolo scorso, ricorda non solo singole carte, che ora non si trovano più, ma persino raccolte, che ora sono ridotte a proporzioni molto esigue. Dobbiamo però ricordare che dell’archivio comunale di Roncone fecero un inventario, ancora nel 1712, due preti del luogo, don Giacomo Bertoni e don Pietro Antonio Bazzoli; e che alla metà del secolo nostro quell’infaticabile e paziente lavoratore che fu Giuseppe Rabensteiner, utilizzando in parte l’indice dei due sacerdoti, rivide tutte le carte di Roncone, le copiò e le tradusse, formando della sua opera un bel volume in folio di più che settecento pagine, che ora si conserva presso quel municipio. Il Rabensteiner lesse pure le pergamene di Lardaro e ordinò quelle di Storo, il cui ricco archivio, ora in gran parte perduto, ebbe a soffrire nuovi danni recentemente quando si trasportarono in nuovi locali gli uffici del comune. Un tentativo di ordinamento, abbastanza buono, fu pure fatto nell’archivio comunale di Condino, il più ricco e il più interessante delle due Pievi, e qualche accenno a una certa disposizione si ha pure nell’archivio comunale di Daone.

Poco è da dire degli archivi ecclesiastici. Le antiche carte della Pieve di Condino sono unite a quelle del comune; della Pieve di Bono sono rimaste poche carte, fra le quali alcuna che dovrebbe invece trovar posto in un archivio civile; il che ci prova che spesso si depositavano presso la parrocchia i documenti che avevano importanza per tutti i comuni della Pieve.

Aggiungo a queste brevi notizie anche quella che certo don Giovanni Merlo, che fu parroco di Greto dal 1843 al 48, ci lasciò un «Indice delle carte degli archivi comunale di Agrone e parrocchiale di Greto» o, meglio che un Indice, una raccolta di notizie estratte da quelle carte e risguardanti in ispecie gli affari della Chiesa. Ma il più antico documento che egli cita non è che del 1327. Degli archivi curaziali poi non occorre qui di trattare, che le curazie si staccarono dalle Pievi, generalmente, in tempi posteriori a quelli che prendemmo per limite del nostro lavoro.

Gli archivi delle due Pievi quindi nei quali rinvenimmo le pergamene che qui si pubblicano sono i comunali di Agrone, Rondone, Castello, Condino. Daone. Lardaro, Prezzo, Roncone e Storo, il parrocchiale di Greto e quello curaziale-comunale di Por; altre poche provengono da vari fondi, che si indicano a loro luogo.