Pagina:Archivio storico italiano, serie 5, volume 7 (1891).djvu/285

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documenti 265

persona de Setoro non debeat vendere fenum partis sibi spectantis super montem Monsolum alieni forensi, et qui contrafecerit solvat dicte Comunitati Setori vel consuiibus eius xx sol. iinp. pro qualibet vice qua contrafecerit, et nihilominus talis venditio sit nullius valoris atque valoris.

Ego Martinus etc.


LXXVIII. 1350, novembre 5.


Mon. di S. Tomaso presso Riva. - Nicolò del fu Federigo e Aldrighelto del fu Guglieliuo di Castel Campo investono Bono detto Cavalleria del fu ser Senino di Daone del feudo che aveva da loro Bertone del fu, Belaito, consistente in una decima che si raccoglie nelle pertinenze di Daone, Bersone e Formino, dalla quale si ricavano annualmente tre gaiette di ogni grano.
Archivio comunale di Daone. Ved. doc. LXXIV.




NOTA.


Quando si pensa alla dispersione e allo sperpero al quale furono soggetti archivi di città o di terre importanti, non ci si può lamentare se nei villaggi delle Pievi di Bono e di Condino non si conservarono, come si sarebbe dovuto, le vecchie carte comunali. È notorio del resto che nei paesi di montagna la cura per gli antichi documenti, sui quali si basavano i diritti di proprietà dei vicini, che costituivano il più forte vincolo di unione fra loro e avevano quindi una vera importanza per l’essenza stessa del comune, fu assai maggiore che nei paesi di pianura, dove il comune aveva differente carattere; a questa ragione dobbiamo forse sopra tutto l’aver potuto da quasi tutti i villaggi delle due Pievi raccogliere delle pergamene, che, tenuto conto dei luoghi e specialmente dello stato in cui si trovano gli archivi anche più importanti del Trentino, hanno una età veramente ragguardevole.

Certo quello che ora è rimasto non dovette essere che una parto, forse esigua, di quello che in fatto esisteva. Molte furono le cagioni dell’assottigliarsi degli archivi giudicariesi, e, a prescindere da quelle più materiali degli incendi, non rari, e degli altri disastri che in vari luoghi distrussero le carte dei comuni, a prescindere anche dalla incuria e dall’ignoranza delle persone destinate ad averne cura, basterà ricordare le molteplici liti pei possessi delle montagne, e il passaggio di queste dall’uno all’altro comune, e gli smembramenti dei paesi, cose tutte per le quali, rendendosi praticamente inutili, quasi, le vecchie decisioni e i vecchi accordi di fronte ai nuovi, non si aveva più tanta cura di conservare gli strumenti di quelli; basterà ricordare la mancanza in molti comuni di un luogo dove si raccogliessero i documenti pubblici, giacché dobbiamo ritenere che solo assai lardi, specialmente per molti paesi, si stabilisse una casa comunale, e i do-