Pagina:Archivio storico italiano, serie 5, volume 7 (1891).djvu/321

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il libro di antonio billi 301

da Cimabue e terminando con Michelangelo. (Vedi più avanti la loro riproduzione.) Il testo però, come lo possediamo oggi, non contiene tutte le notizie registrate nel detto elenco, poichè esso non si è conservato nella forma compiuta che aveva in origine. Fra i fogli 80 e 82 (il foglio 81 è bianco e venne intercalato posteriormente, quando il codice fu legato), esiste una lacuna la quale, come si desume dalla numerazione originale dei fogli che vi si trova ancora indicata, comprende i quattro fogli 9-12 di quest’ultima. A fol. 80.v (che è il fol. 8 della numerazione originale) il testo finisce col principio della notizia di Fra Filippo; al fol. 82.r (fol. 13.r della vecchia numerazione) ricomincia nel bel mezzo della biografia del Brunelleschi. Mancano quindi, come si conosce dal confronto coll’indice sul fol. primo, le notizie di Pesello, Pesellino, Piero del Pollaiuolo, Botticelli e Baldovinetti intiere, la conclusione di quella di Fra Filippo e il principio dell’altra del Brunelleschi. Col foglio 80 (fol. 16 della vecchia numerazione) sul principio della biografia del Ghiberti, il manoscritto termina del tutto: sicchè fra il frammento di questa e dell’altra del Brunelleschi è la biografia di Donatello, la sola che si trovi conservata per intiero. Il resto delle notizie da Luca della Robbia fino a Michelangelo è andato perduto coi fogli ora mancanti.

Essendo il nostro codice composto di vari elementi di tempi differenti e di diverse mani, riuniti a caso; dalle date che si potrebbero trarre di alcune sue parti costitutive, non si può venire a veruna conclusione in quanto al tempo in cui ebbe principio quel brano di esso, di cui ora ci occupiamo. Per determinarlo, dobbiamo unicamente ristringerci ai criteri di lingua e di paleografia, somministrati dal testo stesso. E rispetto alla lingua vi si trova adoperata una certa quantità di parole e di modi di dire (più avanti ne ricorderemo parecchi distintamente) che appartengono all’uso del Quattrocento, piuttosto che del secolo XVI, e che perciò assegnerebbero alla sua origine come termine recentissimo tutt’al più il principio di quest’ultimo secolo. Quanto poi riguarda i criteri paleografici, il carattere della scrittura, diligentissima, nitidissima e affatto eguale, il prediligere le contrazioni e abbreviature, che in una copia fatta evidentemente a tutto agio sarebbe difficile in generale di giustificare, sono distintivi così evidenti che senza dubbio ad essi si deve attribuire se il nostro manoscritto è stato assegnato dall’erudito professore di