Pagina:Archivio storico italiano, serie 5, volume 7 (1891).djvu/322

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302 il libro di antonio billi

Strassburgo circa agli anni 1550-1560. Anzi, la nostra opinione, basandosi pure sugli stessi criteri, tenterebbe di avanzar l’epoca della sua origine ancor più verso la fine del secolo. Ora, per metter in accordo i resultati in apparenza incompatibili tratti dagli indizi formali, siamo di necessità condotti a supporre che ci troviamo innanzi alla copia di un originale molto anteriore. E questa supposizione viene appoggiata dalle qualità estrinseche del manoscritto, come sarebbe la scrittura molto accurata e il non essere essa sfigurata da nissuna correzione: qualità, che non permettono di ravvisarvi la copia della propria minuta fatta dall’autore e ancor meno la minuta stessa. Dove si abbia da cercare il suo originale sarà schiarito dagli ulteriori esami.



Il secondo dei manoscritti è il codice magliabechiano, Cl. XIII, n.o 89. Questo pure proviene dalla biblioteca Strozziana, ove era segnato col n.o 285; ed è pure una compilazione miscellanea scritta però da una sola mano, e consiste di 100 fogli in formato di quarto piccolo.

Sul primo foglio rimasto vuoto e senza numerazione, si legge di mano diversa da quella del compilatore: «Questo Miscellaneo è forse di mano di Antonio Petrei a cui a pag. 25 è una lettera del Tedaldi». Questa supposizione viene corroborata dall’intestazione dei due primi articoli del codice che il suo compilatore, essendo egli una stessa persona col loro autore, si è contentato di designare colle sole iniziali del suo nome: mentre quest’ultimo nell’intestazione della lettera del Tebaldi a fol. 25.r aggiunta posteriormente da altra mano, si presenta scritto per disteso. Ma ogni dubbio riguardo alla giustezza dell’ipotesi in discorso, vien levato dall’identità della scrittura del Petrei, la quale si può confrontare ne’ suoi chirografi in parecchi de’ codici lasciati da lui alla Laurenziana (segnatamente nel Dante, Plut. XL, Cod. XXXVII) con quella della nostra compilazione. Per brevità noi adunque gli daremo in seguito il nome di «Codice Petrei». In quanto alla persona del compilatore, si sa ch’egli era prete, che nel 1521 da giovane fu eletto Maestro della scuola del capitolo di S. Lorenzo, nel 1545 promosso al canonicato, nel 1548 nominato canonico