Pagina:Archivio storico italiano, serie 5, volume 7 (1891).djvu/355

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il libro di antonio billi 335


(22) Il racconto della visita di Carlo d’Angiò, per vedere la tavola conservata anch’oggi sul luogo originale, e riferito pure dal Vasari, non si trova nelle storie o cronache contemporanee o poco posteriori. Senza dubbio la sua origine risale al Libro d’Antonio.

(23) Il Petrei tolse questo ultimo passo probabilmente dal Vasari, e lo aggiunse alla notizia su Cimabue che egli aveva copiata dal Libro d’Antonio. In questo non si trovava il passo in questione, perchè manca nelle altre due sue copie, lo Strozziano e il Gaddiano. Non sapremmo dire donde l’abbia preso il Vasari. Il Boccaccio racconta che Giotto abitava in Via del Cocomero, ma non accenna che la sua casa abbia prima appartenuto a Cimabue, come pretende il Vasari (I, 256).


(Giotto.)

(24) Questa prima riga è stata aggiunta al testo che segue, copiato dal libro d’Antonio. La fonte n’è probabilmente il Vasari, che assegna alla nascita di Giotto l’anno 1276.

(25) Della “fiura a capo alla scala„ il Vasari ci dice, che fosse una personificazione della Fede Cristiana, traendo questo particolare dalla biografia di Giotto nel secondo Commentario di Lorenzo Ghiberti (Vasari, II, 376). Delle pitture nella prima sala il Vasari non fa motto; il Ghiberti invece racconta che “molte altre cose erano in detto palagio„ di Giotto. Tutte le opere qui rammentate sono perite da lungo tempo.

(26) Questa linea intiera è tolta quasi letteralmente dall’Apologia del Landino.

(27) Le pitture nella tribuna furono distrutte nell’ingrandimento della chiesa. La “nave„ ossia il mosaico della Navicella, è oggi collocato nel portico di San Pietro. Delle “altre cose mirabili„ (che il Vasari enumera particolarmente, t. I, pag. 384, 386 e 387), la sola che si sia conservata a’ nostri dì, è la tavola proveniente dalla cappella di San Pietro: essa si vede tuttora nella sagrestia dei canonici. (Vasari, I, 384, nota 1).

(28) Le pitture nell’Incoronata oggi non si tengono più per opera di Giotto: quelle in S. Chiara descritte dal Vasari (I, 390) furono coperte di stucco nel secolo passato.

(29) Gli affreschi della cappella nel Palazzo del Bargello sono tuttavia in essere, quelli nella cappella maggiore della Badia, rammentati nella linea seguente, sono da lungo tempo periti.

(30) Tutte le opere sopra enumerate - eccetto gli affreschi delle due cappelle de’ Giugni e de’ Tosinghi tuttavia coperti di bianco sono ancora in essere.

(31) L’asserzione che Taddeo Gaddi avesse continuato la fabbrica del Campanile dopo la morte di Giotto, fu dimostrata erronea dal commentatore recentissimo del Vasari (t. I, p. 591). Questo, come anche