Pagina:Archivio storico italiano, serie 5, volume 7 (1891).djvu/435

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rassegna bibliografica 415

l’annunzio che il fratello Carlo IX era morto, sembrava impaziente di abbandonar la Polonia per correre a cingere la corona di Francia. Egli, contrariamente a quanto afferma il Martin1, partiva quasi sprovvisto di denari; di modo che, fermatosi a Vienna per poi proseguire il viaggio attraverso l’Italia, non cessava dal far pratiche per ottener qualche imprestito dal Duca di Ferrara, e più specialmente dai ricchi banchieri fiorentini residenti in Venezia. Questi da principio «erano fireddi per esser corsa voce che corpi di tedeschi, assoldati dagli Ugonotti, fossero entrati in Francia a rinnuovare la guerra» (p. 64); ma finalmente si persuasero a prestargli prima 135 mila scudi, poi altri 12 mila2; e così posero Enrico III nella condizione di non fare una triste figura, in confronto delle magnificenze che preparavano in suo onore i governi italiani.

Venezia doveva essere la prima città di Italia nella quale Enrico si sarebbe fermato. In conseguenza di ciò la Serenissima non ristava un momento dal prendere continue deliberazioni, per accogliere degnamente il re Cristianissimo: e addobbava, apposta, il palazzo Foscari; e nominava quattro gentiluomini, perchè gli si recassero incontro alla frontiera; e faceva radunare nel porto tutte le sue flotte; e obbligava tutte le corporazioni delle arti di armare una nave, tutti i cittadini di tener pronti torcie e lumi per illuminar le finestre, tutti i parroci di tutte le chiese di dar nelle campane il giorno dell’ingresso del re; e al lido faceva costruire dal Palladio e dal Sansovino un arco di trionfo ed una loggia coperta, dove Enrico sarebbe stato ricevuto dal Doge; e nominava quaranta nobili giovani, che costituissero una specie di guardia d’onore pel re; e, restaurandolo, faceva nuovamente dorare il Bucintoro, che avrebbe servito all’ingresso di Enrico; e si dava cura di far venire da Milano la compagnia comica dei Gelosi. Frattanto, in mezzo al fervore di questi preparativi, Venezia si empiva di una moltitudine di forestieri, calcolata a 40 mila persone. Diversi principi italiani vi si recavano anche essi in persona, i più vi mandavano ambasciatori; e come ambasciatore di papa Gregorio XIII veniva il cardinale Filippo Boncompagni, nipote di lui, il quale faceva subito nascere un piccolo incidente diplomatico, perchè, essendosi recato fino a Chioggia per la via di mare, accampò la pretesa di esser condotto a Venezia sul Bucintoro, destinato unicamente al re. Emanuele Filiberto di Savoia adoprava intanto la

  1. Histoire de France, IX, 403.
  2. Anche Emanuele Filiberto di Savoia glie ne prestò 20 mila (p. 167)