Pagina:Archivio storico italiano, serie 5, volume 7 (1891).djvu/434

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414 rassegna bibliografica

rire in carcere gli ultimi Carraresi (17 genn. 1406). Egli esclude in modo assoluto che questa uccisione sia dipesa dalla scoperta di una congiura tramata dai Carraresi prigionieri, per riafferrare il dominio; e giustamente crede che il Consiglio dei Dieci se ne servisse come «pretesto per toglier di mezzo un nemico, il quale, anche in un carcere o in una isola relegato, poteva in avvenire esser segnacolo di rivolture». Fu dunque per Venezia una necessità politica, onde render meglio sicuro il possesso di Padova; allo stesso modo che da allora in poi le fu necessità politica «uscire da quella specie di neutralità, che in generale aveva serbato in tutte le questioni della penisola».

L’essersi, più che degli scrittori, servito di documenti tratti specialmente dagli archivi di Venezia e di Firenze, gli ha dato modo di correggere alcune affermazioni degli storici. Così nega che i Veneziani pagassero 60 mila ducati «per il dominio dei luoghi sottrattisi alla Signoria dei Visconti» (p. 37, in nota); nega che il conte da Barbiano, condottiero al soldo di Francesco Novello, rifiutasse di combattere perchè corrotto da’ Veneziani con 12 mila ducati d’oro (p. 65, in nota); e dà a certi documenti, a proposito della congiura, una più giusta interpetrazione di quella offerta dal Romanin (p. 104-105).

Però in molte parti del lavoro si ritrova qualche cosa d’incerto, d’indeterminato; proveniente, io credo, da una troppa confidenza col lettore, e dalla falsa persuasione che il lettore debba conoscere troppo cose. Infatti non c’è quasi mai una citazione con esattezza, precisa; spesso ricorre la frase «com’è noto», per piccoli episodi, che non possono certamente essere molto noti; ne si riesce a sapere in qual tempo avvenivano i fatti narrati, se non quando si è giunti alla pagina 69, nella quale finalmente capita la data del 1405. Vi è poi trascuratezza di forma, e non poca improprietà di lingua: «era dovuto ripassare le Alpi» (p. 10); «riempirono «dall’allarme» (p. 21); «e valse la vita ad alcuno», invece che costò (p. 92); e «rivolture» invece che rivoluzioni o rivolgimenti. Ma perchè un libro tratta di storia, non è per questo detto che vi debba esser curata soltanto l’esattezza dei fatti, e vi debba essere malmenata l’arte dello scrivere.

Firenze. G. R. Sanesi.





Pier de Nolhac e Angelo Solerti. Il viaggio in Italia di Enrico III re di Francia e le feste a Venezia, Ferrara, Mantova e Torino. - Torino, Roux e C., 1890. - In 16.°, p. vii-343.

Il libro dei signori De Nolhac e Solerti prende le mosse dalla fuga precipitosa di Enrico da Cracovia, quando, appena ricevuto