Pagina:Archivio storico italiano, serie 5, volume 7 (1891).djvu/437

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rassegna bibliografica 417


Andrea Moschetti. Venezia e la elezione di Clemente XIII. (Dalla Miscellanea della R. Deputazione di storia patria per la Venezia, voi. XI). - Venezia, Visentini, 1890. - In 4.°, di pp. 37.

Non v’è archivio di qualche importanza, che non racchiuda una mole grandissima di documenti e di carte riferentisi ai Conclavi per la elezione dei Pontefici: in quei documenti e in quello carte è una miniera che, a chi sa frugarvi per entro, offre spesso materia preziosa, non solo alla investigazione delle più nascoste questioni politiche, ma più ancora allo studio di una società così caratteristica e così diversa da ogni altra, alla conoscenza della vita più intima, delle più coperte passioni, del più riposto modo di pensare e di agire della Corte Romana.

Ora, se non si può negare al Conclave del 1758 l’importanza che gli viene dall’epoca in cui fu radunato, epoca così importante nella storia della Chiesa, è d’uopo confessare tuttavia che in sé esso non offre nessun particolare interesse allo storico: la monografia del signor Moschetti serve egregiamente a dimostrarlo. Le solite incertezze, le solite lotte di partito, le solite alternative nel Conclave; le solite pasquinate al di fuori: nel resto è un’elezione che si compie molto chetamente, molto regolarmente, senza nulla che valga la pena di un lungo esame.

Ciò che ha attirato di più, e giustamente, l’attenzione dell’autore di questa monografia è la questione, non priva di interesse, delle prime relazioni tra Venezia e il figlio suo elevato alla più alta dignità della Chiesa. Benedetto XIV era morto, lasciando pendente una disputa sorta negli ultimi tempi del suo pontificato con Venezia: un decreto della Repubblica che sopprimeva nei suoi territori l’ingerenza papale circa le domande d’indulgenza, le dispense matrimoniali, la rinunzia de’ benefici ecclesiastici, aveva provocato delle rappresaglie e una guerra commerciale, che durava ancora con danno non piccolo dei Veneziani. Naturale quindi che questi ponessero uno speciale interesse all’elezione del Pontefice nuovo.

Il Conclave, sul quale il nostro A. si ferma a lungo, aggiungendo anche qualche particolare curioso, portò inaspettatamente all’elezione del veneziano cardinale Carlo Rezzonico. La debolezza del suo carattere che sola, per il desiderio dei Gesuiti di avere un papa sommesso a loro, valse a lui la tiara, è notata, e bene, dall’A.; nessun lungo commento del resto la illustrerebbe meglio dell’epigramma di Pasquino:

Vir simplex, fortasse bonus, sed Pastor ineptus,
Vult, meditatur, agit plurima, pauca, nihil.