Pagina:Archivio storico italiano, serie 5, volume 7 (1891).djvu/445

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rassegna bibliografica 425

Tullo Massarani. Carlo Tenca e il pensiero civile del suo tempo. - Milano, Hoepli, 1888. - In 16.", pp. 435.

Cesare Correnti nella vita e nelle opere. - Roma, Forzani, 1890. - In 8.°, pp. viii-653.

Nel periodo politico della preparazione al risorgimento d’Italia rifulgono a Milano Carlo Tenca e Cesare Correnti ed il senatore Tullo Massarani, che fu costante loro cooperatore nell’azione e nel pensiero, volle ricordarli in guisa che lasci dopo sé alcun nutrimento: perchè alla loro azione politica e letteraria s’intrecciò tutto il moto italiano dal 1846 al 1888. Non può comprendere sufficientemente r evoluzione politica e morale dell’Italia in questi quarantadue anni, chi non abbia presa domestichezza colla vita e cogli scritti del Tenca e del Correnti, due centri intorno ai quali s’aggruppano e s’agitano, come in nuclei di fermentazione, sciami di generosi patrioti, che, come loro, ebbero un obbietto costante e comune, la patria.

Non si possono rammemorare i miracoli della risurrezione italiana senza rinnovare l’ammirazione pel periodico II Crepuscolo ideato e diretto dal Tenca, pel Nipote del Vesta Verde, che nel quarantasette il Correnti, con eletta comitiva d’amici, avea allestito e diffuso quale nuovo catechismo, che in mezzo ad ottimi ammonimenti di vita laboriosa ed onesta, come scrive il Massarani, compiva il miracolo di predicare al popolo, non clandestinamente, l’amore all’Italia, la devozione al suo gran nome e la fiducia nei suoi destini, presente e vigilante lo straniero che la voleva sepolta.

La carità della patria che consigliò al M. continue opere belle e benefiche, lo strinse anche ad erigere ai due suoi intimi amici Tenca e Correnti monumenti letterari con queir abbondanza di sentimento e correttezza di stile che luce da ogni scritto o discorso di lui.

Ecco come il M. descrive Carlo Tenca. «Alto, asciutto della persona, dalla breve e fitta barba, dagli abbondanti e bruni capegli, ma con questo, una compostezza e una taciturnità tutt’altre che da tribuno popolare, anzi quasi da rigido patrizio; una espressione di volto imperturbata o quasi imperturbabile, dove appena, agli orli di una bocca non ignara di voluttà e bene incastrata nelle potenti mascelle, balenava a quando a quando un sentore d’ironico sorriso. Le parole gli uscivano misurate e parche, le accoglienze non passavano mai oltre il benigno». Cotest’uomo è un blocco di granito levigato, su cui scivolano senza far presa gli ordigni del mestiere. Contentatevi, se ci potreste leggere, come in una di quelle corrette ma rigide figure egizie stagliate nel vivo sasso di qualche propileo, la virtù di un carattere e il compendio di un’epoca.