Pagina:Archivio storico italiano, serie 5, volume 7 (1891).djvu/446

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426 rassegna bibliografica


Piglia il Correnti dai primi passi, quando Cesarino era «roseo fanciullo, biondo, ricciuto, vivacissimo, strepito giocondator della casa, tormento insieme e splendore della scuola». A sedici anni, non che fremiti e voti, volge in petto risoluti. propositi di rivendicazione nazionale. A sedici anni, familiare come già benissimo è dei nostri grandi prosatori e poeti, l’audace giovane imprende di gran lena a correre senza scorta, anzi, secondo si può presumere, contro la volontà dei maestri, tutto, o quanto più può il cielo delle letterature contemporanee. Si abbevera anche avidamente nell’onda spontanea e rapida dell’istessa poesia popolare, onde non è poi meraviglia se di tutto questo tumulto egli renda immagine un po’ confusa nell’agitarsi de’ suoi pensieri e nella ridondanza medesima del suo stile.

Nel collegio Ghisleri a Pavia dal Vicerettore abate Bianchi avea da leggere le pagine della Giovine Italia, onde a ragione scrive il M., quella Pavia, quella Università, furono senza dubbio dei primi e più potenti fomiti di riscossa per la grande generazione lombarda del Quarantotto. Ed il Correnti entusiasta sempre, per quei primi amori suoi, non dimenticò Mazzini, anche dai gradini della monarchia.

Nell’atmosfera pavese, dove non era tranquilla ancora l’onda del 1831, si educavano i Bertani, i Pinzi, 1 Maestri, i Guerrieri, i Correnti, i Restelli, i Carcano, i Cantini, gli Zanardelli, i Cairoli, i Lazzati, i Robecchi, 1 Massarani. Mentre nella nobiltà storica milanese, nella quale emergevano Giulini, Porro, Spini, d’Adda, Casati, Arese, continuavano gli studi forti e civili, e Carlo Cattaneo aggregava tutte le menti scientiflche Kramer, Curioni, Lombardini, Perini, Sarti, Polli, Possenti.

Il Tenca era un critico nato, e quando il Battaglia nel 1838 fondò a Milano la Rivista Europea, volse a quella la sua fina ed elevata attività letteraria. Due anni dopo, nel 1840, spiegò i primi voli letterari Cesare Correnti negli Annali di statistica fondati otto anni prima a Milano dal grande giureconsulto Romagnosi, del quale scrisse il Correnti, che avea disegnato il nesso della economia politica colle più alte scienze sociali, che guardava la scienza dall’alto, e la dominava dal punto di vista della legislazione e della teoria dell’incivilimento. Questo soldato nuovo, dice il M. esce presto di turba, a lui conferiscono insolita efficacia il calore dell’affetto, la viva e quasi tribunizia eloquenza, lo sfolgorio della forma. Questo milite nuovo sotto le insegne di Romagnosi ha colore mazziniano, onde, esaminando l’opera del Parisi Bella condizione economica delle nazioni, scrive: quando i compensi materiali difettano, non rimane egli forse ancora qualcosa? Rimane il consiglio, l’esortazione, la conversione dell’individuo: rimane l’esempio del