Pagina:Archivio storico italiano, serie 5, volume 7 (1891).djvu/448

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428 rassegna bibliografica

mediata col Piemonte. Onde scissure fra democratici e conservatori, tra federalisti ed unitari. E divergenza fra il Tenca e il Correnti. Perchè il Tenca, con Giovanni Visconti-Venosta, Revere e Montanelli, rimase saldo negli ideali mazziniani, mentre il Correnti andò accostandosi al patriziato per carità della patria. Nel governo provvisorio di Milano Cattaneo e Sirtori con inespugnabile pertinacia stettero avversari della fusione senza la costituente, Correnti ed Anselmo Guerrini l’accettarono.

Non vogliamo né possiamo seguire il Massarani nella splendida descrizione dei laberinti della lotta contro l’Austria nella Lombardia del 1848 e del 1849, dove sono scolpite le figure del Correnti e del Tenca, ma raccogliamo le vele nei dieci anni d’aspettazione fra il 1840 e 1859, quando lavorano pel rinnovamento d’Italia il Correnti a Torino nel Parlamento e nella stampa, il Tenca a Milano nel Crepuscolo.

Gli anni d’esilio vissuti dal Correnti in Piemonte, segue l’A., si spesero laboriosissimi a un triplice intento: agitare di qua dal Ticino con l’armi dello spirito una lotta ormai continua contro la dominazione straniera, tener desta in Parlamento e nella stampa la grande idea della rivendicazione •, proseguire, infine, il costante proposito della italianità nel campo medesimo degli studi, recando in mezzo e collocando sugli altari, anche ne’ templi sereni della scienza, l’imagine della patria. Segue il Correnti amorosamente nel Parlamento, nel Consiglio di State, nella riforma del ministero sabaudo, nella presidenza di molteplici commissioni nelle quali moltiplicavasi l’attività alata dell’ardente patriota. Intanto pel Piemonte volgevano tempi durissimi, procellosissimi. Resa Venezia, sopraffatta in Toscana la dittatura di Guerrazzi dalle rivolte plebee, Messina insanguinata dall’eccidio, Napoli ricaduta nelle ugne di Ferdinando II, la repubblica di Roma conquisa da simulati repubblicani stranieri, l’anima d’Italia erasi rifuggita a pie delle Alpi: dove combattevano Cavour nel Risorgimento, Valerio, Correnti e Revere nella Concordia, Bianchi Giovini nell’Opinione, Bottero nella Gazzetta del Popolo. Il Correnti poi, cessata la Concordia, armeggiò nel Progresso, indi nel Diritto. «Noi non abbiamo disperato, scriveva, abbiamo aspettato. La scienza e la fede possono stare lungamente sull’ali del pensiero; ma la parola del giornalista ha bisogno del continuo rincalzo dei fatti. Già sentiamo che si può di nuovo discutere la speranza, dimostrare il sentimento, e, in faccia ai crescenti pericoli, ritemprare la fede all’ardua scuola della necessità. L’inamabile fatica del giornalista può ancora e deve essere un principio d’azione».

Formano la collezione del Crepuscolo, scrive l’A. due volumi in foglio, ed otto poderosi volumi in quarto di più di ottocento