Pagina:Archivio storico italiano, serie 5, volume 7 (1891).djvu/453

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pubblicazioni periodiche 433

plomi di Stefano II e Paolo I, ma anche in quelli di Stefano III (768-772) e di Adriano 1 (772-795).

L’ordine cronologico conduce poi il sig. L. a discorrere di quelli scrittori che attribuirono il Costituto al secolo IX. A questa data si attengono specialmente coloro che, anche dopo provata l’insostenibilità del documento, ai sforzarono di scolpare la Chiesa Romana da questa falsificazione, dimostrando che fu fatta in Francia, non tanto per promovere gl’interessi papali, quanto per difendere l’impero occidentale di Carlomagno contro i Greci. Così a un dipresso la pensarono il Thomasinus, lo Zaccaria, lo Hergenrother, il Martens, e specialmente il Grauert. Secondo quest’ultimo tale scrittura fu messa insieme nel chiostro di Saint-Denys, poco avanti o contemporaneamente alle Decretali del Pseudo-Isidoro, cioè poco dopo l’840. Ma le critiche che fecero a questi lavori il Kaufmann, il Weiland, lo Scheffer-Boicharst, il Brunner, sebbene con diversi intendimenti, dimostrarono in modo chiaro, l’origine romana e non francese del documento. Lo Scheffer inoltre volle dimostrare che ogni significato speciale di certe parole, ogni frase od unione caratteristica di modi di dire, propri del Costituto, trova il suo riscontro nei documenti di papa Paolo I. E ne trasse la conseguenza che sia stato composto ai tempi di quel pontefice e probabilmente dopo il 761; se non che osserva il sig. L., per quanto sia giusto il metodo seguito dallo Scheffer, non si deve però dimenticare come certe espressioni, che una volta sono entrate nell’uso, non scompariscono in un tempo preciso. Ciò varrebbe in alcuni casi per l’uso della lingua ufficiale nelle cancellerie, dove, per il cambiamento delle persone, può avvenire anche un cambiamento nello stile: ma il Costituto non è un documento officiale, e nulla ci vieta di supporre che, per la sua compilazione, anche se questa avvenne in tempi posteriori, possano aver servito diplomi del tempo di Paolo. E per avvalorare questa sua osservazione con un diligentissimo esame dimostra come tutte le locuzioni, che lo Scheffer-Boichorst crede proprie del tempo di Paolo I, si riscontrino anche nei documenti di papa Adriano (772-795). Per tal modo il sig. L. viene a provare che non v’è alcun argomento che ci obblighi a porre l’origine del Costituto ai tempi di Paolo I, potendo benissimo appartenere a quelli di Adriano. Anzi, ponderati bene tutti motivi che stanno pro e contra, si decide per quest’ultimo pontefice, supponendo che il Costituto sia nato fra il 772 e il 781. Crede pure che l’autore di questa falsificazione non si debba già ricercare nel papa e neppure nella sua cancelleria. Ce lo impedirebbe, come egli osserva, l’uso di certe formule che non sono proprie dei diplomi imperiali, e che non consuonano collo stile cancelleresco papale di quei tempi. Ma, con tutta probabilità. Io dobbiamo cercare nel circolo degli ecclesiastici romani che circondavano il Papa, e lo spingevano ad approfittarsi del tempo favorevole per estendere sempre più il suo dominio. E lo slancio, invero straordinario, che prese la