Pagina:Archivio storico italiano, serie 5, volume 7 (1891).djvu/89

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la loggia di or' san michele 69

attinse Giorgio Vasari la curiosa notizia, che leggiamo nel primo volume delle sue Vite? dicendo «Perciocchè Arnolfo era tenuto il miglior architetto di Toscana, e fecero secondo il disegno di lui, di mattoni e con un semplice tetto di sopra la loggia ed i pilastri d’Or San Michele»1. Ci voleva dunque proprio il miglior architetto della Toscana per fare una semplice loggia murata di mattoni e coperta di una tettoja di legno! Giacche nessuno dei cronisti più vicino ai tempi di Arnolfo, di quel che non fosse il Vasari, ce lo conferma, noi ne dubitiamo seriamente, credendo, che ad Arnolfo toccasse, come ad altri valenti artisti di quei tempi, la sorte degli eroi preistorici, il cui capo è cinto di allori propri e d’altrui.

Quantunque io non abbia potuto trovare una descrizione precisa di questa loggia, non si può sbagliare supponendola formata da pilastri, che reggevano degli archi su cui poggiava un tetto sporgente di legno, la cosiddetta tettoja, sostenuta al di fuori da mensoloni più o meno artisticamente scolpiti. Guardando il tetto della loggia del Bigallo, possiamo farcene un’idea. Uno dei pilastri mostrava l’immagine della Vergine, messa quivi come emblema della fede cattolica, ma senza dubbio anche come remora contro le male arti, le frodi, le bestemmie del popolo mercante. Ma il fatto, come ce lo dice il Biadajuolo (manoscritto di un valore unico, nella Laurenziana, riccamente ornato di miniature), che ivi una bella volta nacque un tumulto popolare, il quale non potè essere sedato se non per i Berrovieri del Podestà e perfino pel carnefice del Comune; ci dimostra ad evidenza, che il popolo non sentiva sempre la benevola influenza della santa immagine. Immagine dico; ma potrei anche dir figura, perchè proprio così dicono e il cronista Giov. Villani ed i Capitoli della Compagnia d’Or San Michele, di cui tratteremo più innanzi. Qui conviene

  1. G. Vasari. Le Vite ecc. con comento di G. Milanesi, 1877, pag. 284 s. v. Arnolfo di Lapo (cioè di Cambio).